domenica 28 maggio 2017

"La libreria del buon romanzo" di Laurence Cossé

Titolo: La libreria del buon romanzo
Autore: Laurence Cossé
Editore: Edizioni e/o
Collana: Tascabili
Pagine: 424
Prezzo: su Amazon in versione cartacea €9,35 mentre in versione ebook €5,99

Buongiorno a tutti, miei cari lettori. Dopo circa due settimane di pausa, sono tornato per raccontarvi i libri che ho letto. Tutte ottime letture, rimanete sintonizzati. Postare spesso per me non è facile, inoltre penso debba essere un piacere e non un dovere. Come già vi ho detto in passato, scusatemi se rischio di risultare ripetitivo, i libri li leggo tutti, parola per parola e me li voglio godere. Per questo motivo ho bisogno di allontanarmi dal web di tanto in tanto. Spero ad ogni modo di potervi consigliare buone letture ( il vero scopo del mio blog ) e mi auguro di riuscire a trasmettervi un pochino dell'amore che ho per la lettura. 
Questo romanzo scritto da Laurence Cossé è rimasto sugli scaffali della mia libreria per molto tempo. Ultimamente mi sono ripromesso di ripartire meglio le mie letture. Devo ammettere che per il momento sto facendo progressi, mi sto impegnando a leggere un romanzo tra le novità del momento e uno di quelli nella mia libreria, in attesa di vendetta. Ora che ho letto "La libreria del buon romanzo", sono sempre più che convinto che un buon libro, in questo caso dovrei dire un buon romanzo, non conosca tempo.

Provate ora ad immaginare: siete dei lettori appassionati, vorreste vivere circondati dai libri e vorreste fare dei libri il vostro lavoro. Un giorno qualcuno vi contatta proponendovi di aprire una libreria indipendente dove non vi è richiesto di sborsare nemmeno un euro. Cosa fareste? Siccome questo post lo sto scrivendo io vi dico quale sarebbe la mia risposta: ditemi dove e quando e ci sarò! Bene, questo è esattamente ciò che succede ad uno dei protagonisti di questo bellissimo romanzo. Cari lettori preparatevi a vivere la storia che vorreste scrivere per voi stessi. 

Il libro parla di Francesca e Ivan. Francesca ha molti soldi e tempo a disposizione, ama i romanzi e vive di letteratura. Incontra Ivan, un libraio con idee chiare riguardanti la gestione di una libreria. Tra i due nasce un'amicizia legata dall'amore che entrambi provano per i bei romanzi. 
Assieme trasformano le loro idee in fatti concreti fino ad arrivare all'apertura della libreria "Al buon romanzo" a Parigi, metropoli che già conta migliaia di librerie. I due protagonisti però hanno una ricetta per il successo, hanno capito come distinguersi. Sugli scaffali della loro libreria verranno esposti solo romanzi che hanno amato, nessun best seller o vincitore di prestigiosi premi letterari. Insomma, in questo luogo le leggi del mercato verranno completamente stravolte. 

Per rendere la scelta dei titoli più diversificata e democratica possibile si affidano ad un comitato di scrittori, da loro vagliati, ai quali viene chiesto di stilare una lista con seicento titoli ciascuno. Un buon inizio per offrire alla loro futura clientela una vasta scelta e di qualità. 

Il libro però si apre con due avvenimenti sconcertanti, quasi degni della "Signora in giallo". Un uomo viene rapito per poco tempo e lasciato solo in una foresta, mentre una donna rischia la vita dopo aver avuto un incidente stradale dalle dinamiche incerte. 
Molte persone non hanno gradito l'apertura di una libreria dallo spirito ribelle come la loro, quindi, Francesca ed Ivan si troveranno ad affrontare situazioni più grandi di loro.  minacce che non avrebbero mai pensato di ricevere dovranno presto fare i conti con serie minacce dovute dall'invidia del mercato. E' così che dopo aver ricevuto minacce  Il lettore viene a conoscenza di tutta la loro storia mentre viene raccontata ad un ispettore di polizia in cerca di prove per capire che pista seguire. 
Le minacce si faranno sempre più insistenti e il destino della libreria, frutto di molti sacrifici, si trova in bilico 

L'elemento che più mi ha affascinato di questo romanzo è la capacità della scrittrice di essere riuscita a rendere partecipe il lettore dell'apertura della libreria al buon romanzo e di aver inserito quel pizzico di mistero e carattere poliziesco tanto da creare un bilanciamento perfetto tra più generi letterari. Il lettore non ha tempo di annoiarsi. Non vi sono tempi morti pur trattandosi di 402 pagine. Inoltre, al contrario di molti romanzi con sfondo poliziesco, nulla di ciò che leggerete sarà prevedibile. 






sabato 13 maggio 2017

Un viaggio per scoprire se stessi e la felicità: "I colori dopo il bianco" di Nicola Lecca


Titolo: I colori dopo il bianco

Autore: Nicola Lecca
Editore: Mondadori
Collana: Scrittori italiani e stranieri
Pagine: 192
Prezzo: Amazon in versione ebook a €9,99 mentre in versione cartacea a €15,30

Cari i miei lettori, oggi vi parlo di un romanzo che ho letto con molta passione. Essendo un fan dello scrittore in questione, il mio approccio alla lettura è stato decisamente carico di aspettative.
Non che voglia mettere alla prova le doti narrative di Nicola Lecca, non sia mai, ma conoscendone la bravura, ero sicuro che avrei letto un bel romanzo e così è stato. 
foto scattata da Jed Smith Italywise.com
Avrei dovuto scrivere questo post circa due mesi fa o forse di più ma, per mia fortuna, sono rientrato da una lunga vacanza, nella quale ho preso la decisione di staccarmi completamente da internet, preferendo una piena esperienza di viaggio. Ogni tanto ci vuole.
Mentre ero via ho letto parecchio, ho portato con me il mio Kindle e alcuni libri cartacei. Non ho letto tutto quello che avevo in mente di leggere, per i motivi sopra esposti, ma posso dire di essermi dato da fare. Magari in un altro post vi parlerò delle bellissime librerie che ho trovato a Città del Messico, luogo vibrante e pieno di sorprese, che ne dite?

Al mio rientro, poi,  il lavoro mi ha assorbito e ho dovuto quasi "dimenticarmi" del blog. Insomma ragazzi, le solite scuse. Sono sicuro di riuscire a recuperare il tempo perduto con questo post dedicato al romanzo "I colori dopo il bianco" edito da Mondadori. La mia esperienza con questo romanzo è stata più che positiva e poi si è conclusa in modo speciale. Ho avuto la fortuna di aver partecipato ad un incontro con l'autore Nicola Lecca, tenutosi alla boutique Montblanc a Venezia. Ho portato a casa un bel ricordo, il libro con dedica (grazie Nicola) e delle belle foto che ho deciso di utilizzare come contorno alla mia recensione.

Finalmente, ho potuto conoscere di persona questo bravo e giovane scrittore italiano che in passato, con la sua capacità narrativa, mi ha regalato ore di intrattenimento attraverso la lettura dei suoi libri.


In questa speciale occasione, si è rivelato gentile e disponibile a condividere la sua esperienza di scrittura con i suoi lettori, in un simpatico aperitivo letterario.

Nella prima foto in alto, sotto le copie del libro, si intravedono i fogli, tutti scritti a mano, dove il romanzo ha preso vita. Per ovvie ragioni risulteranno leggermente sfuocate per non mostrare ciò che è scritto, essendo solo bozze. Nicola Lecca è stato così altruista da mostrarcele ma preferisco leggiate il libro e non le bozze.

Un romanzo che ha preso vita nei bar d'Europa, scritto seduto ai bar nelle piazze di alcune delle città più belle, tra cui, ovviamente, Venezia. Un vero lavoro letterario, nulla è stato vittima della fretta. Come ci ha detto l'autore stesso, ci sono voluti quattro anni per scriverlo e poi mandarlo alle stampe. Insomma, la bella scrittura richiede tempo e poca approssimazione. 

Ma addentriamoci nel libro. Silke è la protagonista, figlia di una delle famiglie più ricche ed importanti di Innsbruck. La sua vita è perfetta, tutto è programmato e nulla viene lasciato in mano al destino. L'incanto si spezza quando un giorno diventa vittima innocente di un avvenimento che causerà imbarazzo alla sua famiglia e, per evitare ulteriori danni, verrà allontanata da casa. Una specie di esilio deciso dal padre e senza discussioni. 

Silke però non ci sta, decide di andarsene e parte per Marsiglia. Si ribella, prende in mano il proprio destino o, per lo meno, ci prova. Una fuga verso quell'altrove alla ricerca della libertà, stufa di tutta quella finta apparenza. 

La città costiera francese si presenta una città disordinata quanto seducente, dai mille colori e altrettanti profumi. 
L'impatto con la sua nuova vita viene percepito come secchiate d'acqua gelida in faccia. Silke viene travolta dalla frenesia e dalla vitalità degli abitanti di quel luogo, forse troppo eccessivi, ma senza dubbio affascinanti. Qui incontrerà amicizie come mai aveva avuto prima, persone pronte ad aiutarsi l'uno con l'altra, senza chiedere nulla in cambio. 
Premetto subito che vi innamorerete e vi riconoscerete, almeno un po', in Silke. Lei, come tutti, scopre che ciò che possiede non rispecchia i suoi desideri, un concetto già sentito ma molto importante che non bisognerebbe mai sottovalutare. Avere tutto non significa essere felici. Infatti la felicità va ricercata nel mondo, attraverso gli altri e quelle infinite possibilità che la vita ci offre, senza pregiudizi e senza aspettative, mostrandoci per ciò che siamo veramente.

Marsiglia si rivela una sana terapia d'urto. Qui capisce il valore della vita e dove nessuno giudica l'altro perché tutti commettiamo errori e nessuno è esonerato dalla possibilità di farne.  


E' difficile essere costretti a mollare tutto ciò che si ha e che si conosce, per quanto distruttivo sia, per l'ignoto. I dubbi e le domande sono innumerevoli e i pericoli sembrano piovere dal cielo. Ma l'importante è salire sulla giostra della vita e lasciarsi trasportare perché quello sarà il momento in cui la felicità verrà a bussare alla nostra porta.

Rinascere penso sia il modo migliore per descrivere ciò che accade a Silke, la protagonista del nuovo romanzo di questo autore pieno di talento. Un romanzo di crescita e di formazione ma anche strumento di invito alla tolleranza.
Ho cercato di non fare spoiler e ho tralasciato moltissimo del romanzo per non rovinarvi il piacere alla lettura. L'importante è che sappiate che vi è molto di più di quello che vi ho descritto qui sopra. Una lettura che merita e, senza dubbio, una delle più belle di questo 2017. 




venerdì 12 maggio 2017

Il midollo della vita: "Le otto montagne" di Paolo Cognetti


Titolo: "Le otto montagne"
Autore: Paolo Cognetti
Editore: Einaudi
Collana: Supercoralli
Pagine: 208
Prezzo: Amazon in versione cartacea a €15,73 mentre in versione ebook a €9,99

Buongiorno a tutti. Spero che questo post vi trovi in ottime condizioni, pronti per godervi il weekend che ormai sta per cominciare.
Avete programmi? In caso abbiate deciso di passare qualche notte in alta quota, lasciatemi suggerire la lettura giusta per voi. Questo libro, del quale vedete la copertina qui a fianco, è senza dubbio una delle letture migliori che ho avuto il piacere di fare dall'inizio di questo 2017.
Come vi dicevo, se state per partire per la montagna, magari questa sera, finito il lavoro, considerate di portare con voi "Le otto montagne" di Paolo Cognetti. Non ve ne pentirete.
Nel caso contrario, sia che rimaniate in città sia che ve ne andrete al mare, la bravura di questo scrittore vi permetterà di trovarvi lassù, dove il cielo è più blu, solo con il piccolo sforzo di girare le pagine del suo romanzo.
Per Paolo Cognetti la montagna sembra non essere solo una passione ma un vero e proprio stile di vita. "Il ragazzo selvatico, quaderno di montagna" è il suo lavoro precedente dove comincia a mostrare, ai suoi lettori, il suo amore per quei luoghi così lontani dai rumori delle metropoli, così tanto gettonate.

"Le otto montagne" non è un romanzo facile ma impegnativo. Paolo Cognetti sicuramente ha messo moltissima energia nello scrivere questo fantastico romanzo. Non si tratta di una lettura leggera. C'é molta carne al fuoco in queste pagine. Cercherò di andare con ordine e, senza annoiarvi, proverò a sintetizzare di cosa si tratta.

Cognetti ci racconta una storia di amicizia come poche se ne trovano ultimamente in libreria. Pietro e Bruno sono i due personaggi più importanti di questo romanzo. Attorno a loro vi sono i loro genitori, la città e la montagna. 
Pietro è solamente un bambino quando si reca con i genitori a Grana per la prima volta. Un piccolo paesino di montagna scelto per passare le vacanze e prendersi una pausa dalla vita in città. La montagna non è solo una distrazione, una meta dove ricaricarsi, ma una passione che ha unito in passato i genitori di Pietro, e che hanno voluto tramandare anche al figlio.
A Grana Pietro fa la conoscenza di Bruno, un bambino del luogo che ha la stessa età. Tra di loro le differenze sono molte ma l'amicizia che li legherà, segnerà le loro vite per sempre.

Per poter parlare meglio di questo libro, sento che la cosa migliore sia farlo partendo da un evento che si trova nella seconda parte di questo bellissimo romanzo. Personalmente ritengo la seconda parte come quella che contiene il reale contenuto di ciò che l'autore voleva trasmettere al suo lettore. Senza dubbio la parte più emozionante. Con questo non voglio dire che la prima parte non mi sia piaciuta, anzi, è stata fondamentale per raggiungere quel grado di empatia verso i personaggi, ma leggere la storia a ritroso è l'unico modo per me di potervene parlare.

Alla morte del padre, Pietro, ormai adulto, torna in quella montagna per seguire le volontà del padre. Nelle carte che aveva lasciato prima di morire, esprime la volontà di lasciare la proprietà di Grana al figlio. La madre, alle richieste di spiegazioni del figlio, non sapeva dare nessuna informazione, visto che le loro passeggiate in montagna erano da molto tempo terminate, così come quella complicità che avevano in passato. 
Bruno, invece, avendo sempre mantenuto i contatti con il padre di Pietro, avrebbe potuto spiegare meglio che cosa fosse quella proprietà. Ed è così che Pietro torna a Grana, dove incontrerà nuovamente Bruno e in quel momento il tempo sembrerà non essere mai passato. 
Il suo amico è sempre rimasto lì, nelle sue montagne, non si era mai allontanato. Entrambi ritrovano quella complicità e quell'affetto che provavano reciprocamente molti anni prima. Non interessava più quello che avevano fatto o i traguardi che avevano raggiunto, come la loro montagna erano ancora lì, in quel posto che non è mai cambiato ma che ha visto solo il tempo passare.
Assieme lavoreranno ad un progetto che il padre di Pietro, assieme a Bruno avevano iniziato anni prima.

Un romanzo emozionante, scritto molto bene. La passione che l'autore ha per la montagna e i suoi abitanti traspare in ogni pagina, sicuramente questo dev'essere il romanzo che più ha significato nella sua carriera di scrittore.
Lo leggerete tutto d'un fiato. Impossibile smettere di leggere. Cognetti ha descritto un mondo intero con pochissimi personaggi. Super consigliato! 

Questo romanzo è stato presentato al Premio Strega 2017.

giovedì 11 maggio 2017

Intervista a... Davide Pignedoli autore di "Io sono quello che se ne va"

Oggi vi propongo l'intervista che ho fatto a Davide Pignedoli, autore del romanzo "Io sono quello che se ne va". Prima di continuare a leggere, se ne avete voglia, qui potete vedere la recensione che ho fatto, dopo averlo letto.  

Ciao Davide!

Benvenuto nel mio blog e grazie infinite per aver accettato di rispondere alle mie domande. Ho letto il tuo romanzo "Io sono quello che se ne va" e mi è molto piaciuto. 
L'angolo delle interviste è l'elemento che piace di più ai miei lettori e, penso ancor di più, al sottoscritto. La lettura dei romanzi, ovviamente, è sempre in cima al mio interesse, ma il "lavoro" da book blogger risulta alquanto gradevole quando riesco a scambiare anche due chiacchiere con gli autori, disponibili a svelare qualcosina in più di loro stessi e dei propri lavori. 

1) Quando hai deciso di scrivere questo romanzo? Dov'é arrivata l'ispirazione per scrivere le prime pagine?

Il libro è nato come combinazione di alcune pagine scritte di getto, senza sapere bene che genere di storia e protagonista ne sarebbe emerso, e in parallelo come "progetto"; era da un po' che mi girava in testa la voglia di tentare una sintesi di certe esperienze vissute all'estero.

2) Il tuo libro porta il titolo "Io sono quello che s ene va". Il protagonista in effetti è una persona che vive una vita da nomade. Il lavoro in Irlanda, Italiano ma con l'amore in Israele. Perché questa decisione?

Ho avuto amici in situazioni simili, e ho a mia volta sperimentato il senso di sradicamento creato da alcune esperienze all'estero e il bello di queste stesse esperienze, che arricchiscono e sorprendono. Vivere all'estero, soprattutto in modo precario come capita a molti, è insieme una benedizione e una condanna: è un'esperienza che rafforza, diverte, sorprende, che apre la mente e il cuore, e allo stesso tempo è una condizione spesso precaria... Dennis è "quello che se ne va", quello abituato forse a scappare... ma è anche quello che non ha potuto sperimentare ancora il potere, la forza e la ricchezza della stabilità, delle radici profonde...

3)Uno dei paesei che amo di più al mondo è proprio Israele. E' un paese che conosco bene, specialmente Tel Aviv, dove mi reco appena posso. La lingua ebraica, tra le lingue che ho studiato, è quella che amo maggiormente e questo è stato anche il motivo per il quale ho voluto leggere il tuo libro. All'interno vi sono molte parole in lingua ebraica e, da come descrivi i tuoi personaggi e i luoghi, noto che il paese lo conosci bene. Hai studiato la lingua? Hai vissuto per molto tempo in Israele?

Ho vissuto in Israele per un anno, e sono stato sposato per dodici anni con una donna israeliana, con cui ho avuto una figlia. Ho studiato ebraico in un Ulpan (una scuola per immigrati): diverse ore tutti i giorni per oltre quattro mesi... leggo e scrivo malissimo, ma riesco a destreggiarmi bene in una conversazione. Anche se con la mia famiglia ho vissuto prevalentemente in Italia, sono sempre stato esposto alla cultura ebraica (laica, non religiosa).

4) Quanto c'é di te in Dennis, il personaggio principale?

Meno di quanto verrebbe naturale pensare. Il libro è stato scritto con un'attenzione costante a non lasciare che troppi dei miei sentimenti, troppe delle mie emozioni, filtrassero nella storia. Più che altro la figura di dennis mi rispecchia in certi episodi, in certi eventi, ma tante delle sue sensazioni, delle sue emozioni e riflessioni, sono filtrate e rielaborate.

5) Tra noi lettori c'è sempre una domanda costante che si materializza quando si parla di libri che sono piaciuti: il processo di scrittura che ha adottato l'autore. Nel tuo caso, Davide, dove e come hai scritto il tuo libro?

Trattandosi di una passione e non di un lavoro, la scrittura è rilegata al tempo libero - la sera dopo il lavoro, o nel fine settimana. Un romanzo così lungo ha il vantaggio di offrire molti spunti: qualsiasi sia l'ispirazione, c'è una pagina pronta a essere scritta. D'altra parte, richiede molta attenzione nel mettere insieme i pezzi, nello scartare questo e aggiungere quello, nel revisionare più e più volte per creare una storia e uno stile coerente. Comunque, per rispondere più precisamente alla tua domanda: dove? in salotto, con il portatile su una piccola scrivania; come? sacrificando alla scrittura altre mille cose che avrei voluto fare.

6) Se dovessi descrivere in poche parole tutti e tre i paesi che hai utilizzato come sfondo al tuo romanzo, partendo dall'Italia, quali parole o aggettivi utilizzeresti per ognuno di loro? Dove vivresti più volentieri, avendo la possibilità di scegliere?

Italia: stabilità, lentezza, semplicità. Irlanda: pioggia, comfort, e ovviamente birra! Israele: sole e caldo, bianco e giallo, mare e tanta tensione, tanto cemento. Ovviamente la scelta di una parola o un'altra è molto personale, legata alla mia esperienza. 

7) Come sei arrivato alla pubblicazione del tuo libro?

Grazie a un'amica che ne aveva letto diverse revisioni e che non si rassegnava al fatto che non avessi ancora cercato un editore, e che mi ha segnalato GoWare (che ha fatto un ottimo lavoro di revisione del mio primo testo).

8) Potresti raccontarci di cosa parla il tuo libro in poche parole?

Io sono quello che se ne va è per me la sintesi di due temi significativi che spero possano coinvolgere i lettori - sia quelli che in questi temi si riconoscono, sia quelli che invece desiderano esplorarli perché hanno avuto esperienze diverse. Questi temi sono l'espatrio (con il suo bagaglio misto di nostalgia e scoperte, di fascino e difficoltà) e la difficoltà dei rapporti sentimentali e di amicizia quando mancano stabilità e fiducia, quando la vita e le scelte personali portano il protagonista e chi gli sta intorno a interpretare le relazioni in chiave di uso /abuso dell'altro invece che di scambio. 

9) Potresti raccontarmi qualcosa in più di te? Chi è Davide Pignedoli?

Sono da sempre un avido lettore, e la scrittura è stata a lungo una seconda natura, per me... pur essendo, per professione, un informatico. Ho avuto la fortuna di vivere diverse esperienze all'estero ( appunto Irlanda e Israele ) che poi mi hanno spinto a scrivere questo libro per rappresentare ciò che avevo visto e vissuto.

10) Hai già iniziato a scrivere un altro romanzo? In caso di una risposta positiva... puoi anticiparmi qualcosa?

Ho un paio di progetti in mente ma richiederanno tempo per essere portati a termine come mi piacerebbe ( ho buttato via un sacco di bozze, recentemente!) e quindi non credo ci sia nulla in arrivo a breve. In questo periodo, poi, sono molto più concentrato sulla lettura che sulla scrittura.

Grazie infinite Davide per aver partecipato alla mia intervista. Tienimi informato sui tuoi lavori futuri perché il blog Crazy About Fiction sarà felice di poterne parlare! 




mercoledì 10 maggio 2017

Una storia cilena, l'amicizia sotto la dittatura: "Il giardino di Amelia" di Marcela Serrano

Titolo: Il giardino di Amelia
Autore: Marcela Serrano
Editore: Feltrinelli
Collana: I Narratori
Pagine: 248
Prezzo: su Amazon in versione cartacea a €14,45 mentre in versione ebook €9,99

Sono molto contento di potervi parlare di questo libro. Marcela Serrano, per chi non la conoscesse ancora (dubito vi sia ancora qualcuno che non la conosce ma...), è una delle autrici più influenti della letteratura del suo paese e del mondo ispanico.
La storia ha inizio nel presente per poi, rapidamente, spostare le lancette fino ad arrivare nel lontano 1985.
Verremo catapultati nel Chile di Pinochet, autoproclamatosi presidente dopo un golpe militare. Un lunghissimo periodo che va dal 1973 fino al 1990, anno in cui forti pressioni esterne lo costrinsero a ristabilire la democrazia e a lasciare la politica.
Amelia è la signora proprietaria della tenuta dove il protagonista, Miguel Flores, viene portato dalle autorità, con le manette ai polsi. Portato al confino per le sue attività sovversive, un destino simile a quello di tanti altri, negli ultimi anni del regime. Un luogo lontano dalla capitale e sicuramente distante dalle attività che egli svolgeva prima del suo arresto. In questo modo le autorità si assicuravano la lontananza e una maggior sorveglianza dei personaggi più attivi nelle file dei rivoluzionari. 

Gli avvenimenti storici, come la dittatura Pinochet, sono lo spunto per raccontare un'amicizia che, iniziata con tanta diffidenza da parte di entrambi, si trasforma in qualcosa di eterno. Un tradimento, forse solo quello della vita, che ha messo a dura prova la possibilità di amare senza doverne pagare le conseguenze. Un legame talmente profondo che continuerà anche dopo la morte. La segretezza dei loro incontri, delle loro conversazioni, rimarrà tale da sobbarcarsi colpe inutili agli occhi di chi ha tratto conclusioni affrettate. 
Quando parlo di segretezza forse lo faccio per mancanza di un termine migliore ma anche per la diffidenza che contraddistingue il giudizio l'uno dell'altra. Inizialmente, come comprensibile, Miguel pensa alla proprietaria terriera come ad una sostenitrice del regime mentre Amelia pensa a quell'uomo portato al confino in manette come una specie di delinquente? 
Un incontro che cambierà per sempre le vite di entrambi i protagonisti. I libri e le letture di Amelia saranno la materia che animerà i loro incontri, prima sporadici e veloci e poi diventati come appuntamenti speciali che diventano la ragione di vita dei protagonisti. 
Il libro è a strati, una parte più confusa e movimentata, dove Miguel viene relegato al confino, poi l'incontro con Amelia e l'inizio della loro amicizia, per poi finire con quel dolceamaro che penso ognuno di noi possa poi decidere in quale percentuale. 

Immagine presa da Google immagini
Questo libro ha preso ispirazione da avvenimenti realmente accaduti alla famiglia dell'autrice. Come lei stessa ha detto in una intervista, sua madre "ospitò" nel suo terreno (dove oggi la scrittrice vive) una persona che, come Miguel nel romanzo, era stata mandata al confino. Risulta inoltre che la madre della Serrano fornì protezione a questa persona. 
Anche se l'episodio ha solo ispirato in parte il romanzo, rende il tutto ancora più emozionante. Quando e se vorrete decidere di leggere questo romanzo, saprete che ciò che viene raccontato fa parte di un passato dove Amelia e Miguel, forse, hanno vissuto realmente.  

Amo queste edizioni Feltrinelli. L'impaginazione ed il carattere con il quale sono state stampate le parole, rende la lettura ancora più piacevole e scorrevole. Un vero piacere al tatto e per la vista.
Questa copertina è un'altra creazione del bravissimo Emiliano Ponzi, le copertine che preferisco in assoluto!



lunedì 8 maggio 2017

"La più amata" di Teresa Ciabatti

Titolo: La più amata
Autore: Teresa Ciabatti
Editore: Mondadori
Collana: Scrittori italiani e stranieri. Narrativa moderna e contemporanea.
Pagine: 228
Prezzo: su Amazon in versione cartacea a €15,30 e in versione ebook a €9,99

Questo libro è diventato quasi una vera e propria ossessione. Ovviamente nel senso buono del termine. Pur avendo in programma di leggere altri romanzi, ho deciso di buttare all'aria i miei piani e iniziare l'avventura con la scrittrice Teresa Ciabatti.

Elsa Morante, nella parte iniziale de "L'isola di Arturo", scrive: "Quello che so, riguardo alle origini di mio padre, l'ho conosciuto ch'ero già grande". Devo dire che questa frase rappresenta molto bene ciò che Teresa Ciabatti ci racconta nel suo romanzo "La più amata". L'autrice, ormai adulta, delinea la figura paterna attraverso i ricordi di bambina e di adolescente.
Ho amato e divorato questo libro. Ad essere del tutto sincero, inizialmente, ho fatto quasi fatica ad abituarmi allo stile dell'autrice ma dopo poche pagine mi sono trovato in completa sintonia.

Teresa Ciabatti ha scritto un bel libro. Leggendolo non si capisce bene dove inizi il romanzo e dove finisca la realtà. Forse perché la sua vita è stata esattamente come l'ha descritta e quando ci si affida ai ricordi, si sa, non tutto si mostra per quello che è stato realmente.

Non è facile parlare di questo libro. L'autrice "legge" il diario dei suoi ricordi ai lettori in chiave decisamente unica, si espone in modo completo, regala dettagli molto scomodi della sua famiglia aprendosi ai propri lettori come pochi hanno saputo fare. Una scrittrice coraggiosa. Ha adottato una scrittura - più tardi, attraverso un'intervista, ho saputo essere il suo unico modo di scrivere - rapida, veloce, che non da il tempo di processare le informazioni fornite ma obbliga il lettore a continuare, vittima dello stile accattivante e decisamente fuori dagli schemi utilizzati fino ad ora. Chi legge la Ciabatti è travolto in modo così significativo dagli eventi,  impegnato a comprenderne le dinamiche, che risulta quasi sbagliato porsi delle domande durante la lettura, l'autrice vuole che il lettori la ascolti fino in fondo. 
Ambientato in una Orbetello, e non solo, dove la famiglia risiedeva nella bellissima ed enorme casa di famiglia con tanto di piscina in stile Hollywoodiano e dove la maggior parte degli avvenimenti narrati hanno avuto luogo.

Quando era piccola, mentre la famiglia di Teresa si trovava in piscina, un uomo armato di pistola si presenta e dice al Professore di seguirlo. Il padre, il Professore in questione,  di Teresa Ciabatti segue quell'uomo per poi far ritorno il giorno successivo. Uno si immagina che un evento del genere venga sviluppato nei dettagli, ma non in questo caso. Punto e a capo. L'autrice per tutto questo romanzo-biografia, lancia queste "bombe" al lettore come prive di importanza o, semplicemente, perché lei le ha vissute o forse, molto più probabile, ricordate così. Io stesso, in più di una occasione mi sono ritrovato a dover rileggere per essere sicuro di aver capito bene, di non aver saltato nessuna riga. Inizialmente, avevo anche pensato ad errori di stampa ma poi ho capito che quello era lo stile di scrittura dell'autrice, dove tutto viene raccontato senza lasciare il tempo necessario per approfondire nel dettaglio. Potrebbe anche essere che l'approfondimento richiesto dal lettore non sia stato necessario all'autrice nel ricostruire i fatti, chi può dirlo. 
Troverete un episodio dove la giovane Teresa ha ricevuto delle attenzioni proibite da un uomo sconosciuto nella sua macchina durante un autostop fatto per raggiungere i suoi amici, oppure le continue e fugaci apparizioni di Licio Gelli ( si, proprio lui ) a feste di compleanno o ad eventi organizzati dal padre, per non parlare di altri importanti nomi che vengono sistemati qua e là nel romanzo. 

Insomma, all'interno di questo libro troverete una donna che ha ripercorso la sua vita attraverso la scoperta della figura del Professore, un uomo di successo e molto rispettato, quel Lorenzo Ciabatti che incuteva timore e che porta con sé un pezzo di Italia e dei suoi più discussi protagonisti.
Teresa, in queste pagine lo racconta e si racconta mettendo a nudo la sua famiglia, senza giudicare, con grande coraggio ciò che ha visto e ciò che ha vissuto. Un lavoro intenso e difficile da portare a termine ma, per quel che ne so io, ben fatto e di grande successo.

Intensa e autentica è la descrizione che Teresa Ciabatti esegue di se stessa, un romanzo che mi ha colpito grazie alla spietata schiettezza con la quale la scrittrice ha raccontato la sua storia. E' riuscita ad inserire un mondo nel mondo, ha portato a galla cose che non molti avrebbero saputo, o sarebbe meglio dire voluto, raccontare. Mi sono innamorato di questo romanzo e della scrittura di questa autrice della quale prima non conoscevo nulla. 

Questo romanzo è candidato al Premio Strega 2017. Ho letto "La più amata" in versione ebook e mi è piaciuto talmente tanto che sono andato a comprare anche la versione cartacea.

mercoledì 3 maggio 2017

Parlare di Iran: "Underground Bazar" di Ron Leshem

Titolo: Underground Bazar
Autore: Ron Leshem
Editore: Edizioni Cargo
Pagine: 406
Prezzo: su Amazon in versione cartacea a €20,00

Oggi vorrei parlarvi del libro di Ron Leshem dal titolo "Underground Bazar". Non è una nuova pubblicazione, se non sbaglio mi pare sia stato pubblicato nel 2011, ma sicuramente un libro da avere. Io ho appena terminato di leggerlo pur avendolo avuto sugli scaffali della mia libreria per tantissimo tempo, anni direi. Una lettura talmente bella che non vi potete perdere. Questo è il motivo per il quale sono seduto alla mia scrivania, a preparare questo post.

Capita spesso che mi chieda qual è il motivo della mia passione verso la lettura e, dopo aver letto libri come questo, la risposta risulta inutile quanto scontata.


Ron Leshem è un giovane autore israeliano, un curriculum lunghissimo ed importante. Lavora per la televisione israeliana e da un suo libro, dal titolo "Beaufort", è stato tratto un film che è volato agli Oscar e al Festival del Cinema di Berlino. In caso non abbiate letto il  libro o visto il film, vi consiglio di dare un'occhiata alla locandina e alla copertina qui a fianco. Il titolo del libro in lingua italiana è "Tredici soldati", edito da Rizzoli.

La storia narrata in "Underground Bazar", parla di Kami un ragazzo iraniano di appena diciotto anni che lascia la provincia per addentrarsi nel misterioso mondo della capitale, Tehran, per iniziare l'università. Una volta arrivato in città si stabilisce, come già deciso dalla madre, a casa della zia Zahra, una stella del cinema iraniano la cui carriera è finita sotto la censura. Un rapporto che si rafforzerà nel tempo anche grazie l'intervento di due personaggi chiave per il racconto: Babak e la signora Safoureh. Il primo un giovane omosessuale e la seconda una donna dal passato segnato dalla triste mano del regime.
All'università kami conosce la bella Niloufar, figlia di una ricca famiglia e ribelle convinta. Sarà proprio questo incontro a portare Kami verso l'Underground della città, dove i giovani si divertono nella convinzione di raggirare il sistema. In realtà non si rendono conto che il sistema permette alcune scappatelle e alcune diversioni solo per evitare problemi di ordine pubblico. 

Per evitare problemi di ogni genere e assicurare la sicurezza del figlio, i genitori di Kami hanno acquistato un computer per scopi universitari, con accesso alla rete direttamente dalla casa della zia, senza la necessità di uscire ed incappare in chissà quale pericolo. 
Internet è uno degli argomenti trattati all'interno del romanzo. Ron Leshem è così bravo che riesce a far passare il messaggio della fittizia libertà che la rete offre realmente ai suoi fruitori. I giovani iraniani nel romanzo riescono, attraverso proxy esterni, a bypassare la censura riuscendo a fruire di tutti i contenuti che la rete offre a chiunque. Quella possibilità crea un senso di ribellione verso la censura e, di conseguenza, verso il regime ma che una volta spento il computer, riporta tutti alla triste realtà senza aver cambiato nulla in concreto.  

Immagine presa da Google immagini
Proprio così, questo autore israeliano ha deciso di raccontare il proibito.
Iran e Israele non sono certo amici e, di conseguenza, i cittadini che popolano questi due stati non sanno nulla l'uno dell'altro. Tutto quello che conoscono è quello che i loro governi fanno e decidono. Ecco che la letteratura moderna arriva ad abbattere queste barriere. Per poter capire e scrivere il suo romanzo, Ron Leshem è entrato in contatto con persone iraniane con le quali è diventato amico, realizzando che le cose in comune sono molto di più di quelle differenze che li dividono.
Un regime che vieta ma che, allo stesso tempo, permette la clandestinità fintanto che l'apparenza del volere supremo venga rispettata.
Un grande fratello che spia e controlla i comportamenti delle persone, ponendo restrizioni di ogni genere, pur essendo a conoscenza del fatto che tali restrizioni vengono costantemente violate, "segretamente". Insomma, viene concessa una finta libertà di movimento, lasciando credere ai più "rivoluzionari" di essere in grado di controllare il proprio destino, concedendo la speranza di poter cambiare le cose.
Il lavoro dell'autore non si è limitato a raccontare una storia. Ron è un bravo scrittore ed un narratore fantastico, ha molto talento, ma ciò che è riuscito a fare con "Underground Bazar" è spezzare quella barriera tra due paesi così agli antipodi ma allo stesso tempo così simili. 
Internet ha permesso di creare quel contatto tanto proibito tra un israeliano ed un iraniano, dando la possibilità di spiegarsi, capirsi e quindi di conoscersi meglio. Valutare attraverso le proprie esperienze e la propria capacità di giudizio.

Quello di Ron Leshem è un romanzo che racconta le differenze, i pregiudizi e la falsa libertà che la rete può generare se paragonata all'ambiente esterno in cui viene utilizzata. La droga moderna che distoglie l'attenzione dai problemi veri. Uno spaccato su quel Medio Oriente di cui si sente tanto parlare ma del quale poco si conosce. 
In questo potente romanzo scoprirete cosa significa vivere sotto una dittatura dove poco e nulla è permesso e di come sia duro lottare per ottenere la libertà che ogni essere umano si merita di avere come diritto alla nascita. 

Quando terminerete il romanzo, vi invito a non perdere la postfazione dell'autore, dove spiega il percorso che ha portato alla stesura del romanzo. Un intenso lavoro che va oltre al "semplice" gesto di scrivere.

martedì 2 maggio 2017

Fantastico: "La vita sconosciuta" di Crocifisso Dentello

Titolo: La vita sconosciuta
Autore: Crocifisso Dentello
Editore: La Nave di Teseo
Collana: Oceani
Pagine: 120
Prezzo: su Amazon in versione cartacea a €13,60 oppure in versione ebook a €9,99 

Per chi legge molti libri, a volte, può risultare difficile tenerli tutti a mente. Ovviamente, e parlo per il sottoscritto, mi ricordo tutti quelli letti ma, con il tempo, diventa sempre più difficile rammentare la trama di questo o quel romanzo nei dettagli. I personaggi che tanto mi hanno appassionato e reso vive le pagine che ho letto, rischiano di diventare un po' come quei migliori amici che non si vedono da molti anni ma che un tempo avevano significato molto nelle nostre vite. Come un puzzle dove un terzo dei tasselli che lo compongono vengono a mancare. Spero di aver reso l'idea.

Solo una piccolissima quantità lasciano veramente il segno. Da qualche parte ho letto che un libro per essere definito "bello" deve avere alcune caratteristiche, una di queste è saper creare emozioni forti nel lettore, deve quasi scioccare chi gira le sue pagine, tanto da incollarlo alla storia, catapultandolo in una dimensione estranea al presente.

Il libro del quale vedete la copertina qui sopra è, senza dubbio, uno di questi. L'ho letto sul treno di rientro a casa, dopo aver passato la Pasqua dai miei genitori, in poco più di due ore. L'ho divorato! Una storia che mi ha semplicemente coinvolto, scioccato, reso triste, mi ha fatto riflettere e incazzare al tempo stesso, mi ha fatto odiare il personaggio principale ma poi sono riuscito a farci la pace, sentenziando un "perdono" che, ancora oggi, non capisco come abbia potuto concedere.
Ernesto e Agata sono sposati, vivono a Milano, non sono più giovani e la loro vita è tutto tranne che perfetta. Un matrimonio che continua grazie all'abitudine di condividere la stessa abitazione, la stessa vita, iniziata - come non si capisce bene - in un passato quasi sconosciuto.

Ernesto è disoccupato e di notte, invece di rimanere accanto alla moglie, stanca dal duro lavoro che svolge, esce di casa per cercare avventure con uomini che offrono sesso a pagamento. Un uomo che si è costituito per il delitto di se stesso, rinchiusosi in una prigione dove il fantasma delle sue colpe lo perseguiterà.
Una notte, di rientro da uno di questi squallidi tentativi di far vivere la propria omosessualità, scopre la moglie morta sul divano.

Una volta che lo shock si assesta, Ernesto pensa che la morte della moglie sia stato quasi un segno per permettergli, finalmente, di poter vivere la vita in modo libero e senza problemi di dover nascondere al mondo ciò che è realmente. Era un peso. Un peso che, dopo una più attenta e lucida analisi, diventa un ricordo scomodo, una presenza che continua a vivere quella casa come a voler tormentare quel coniuge sopravvissuto. 
Ernesto pensa allora ai sacrifici che Agata ha fatto per entrambi, l'annientamento dei suoi sogni per trasformarsi in quella cenerentola degli anni duemila, tutta casa e lavoro, totale privazione dei propri piaceri e dei propri sogni. Pensare ad Agata mi ha messo addosso una tristezza infinita. Lo scrittore ha saputo in pochissime righe descrivere quell'esistenza che si è trascinata a fatica verso una fine da miserabile.

Sullo sfondo, nei ricordi del narratore, vi è il terrorismo degli anni settanta che ha visto Ernesto e Agata partecipi di una rivoluzione che li ha uniti portandoli alla rovina. 

Non voglio raccontarvi altro per non rovinarvi la lettura. Pur avendo un blog dove racconto le mie letture - e qui mi tiro la zappa sul piede - penso sempre che leggere un libro sia meglio che raccontarlo.

Un romanzo di una verità quasi spietata. Una trama unica quanto triste, ma stupenda perché racconta la vita reale. Leggerlo ha richiesto coraggio e ancora oggi penso e ripenso a ciò che questo autore ha voluto raccontare. La scrittura di Crocifisso Dentello è piacevole e pungente, perfetta nel giocare con le emozioni del suo lettore e priva di errori sotto ogni punto di vista. 
Non vi perdete questo romanzo da poco uscito, una splendida pubblicazione della casa editrice "La Nave di Teseo".


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