venerdì 28 febbraio 2014

Recensione: "TUTTA COLPA DI FREUD" di Paolo Genovese

Titolo: "Tutta colpa di Freud"
Autore: Paolo Genovese
Editore: Mondadori
Pagine: 261
Prezzo: Amazon, inMondadori e Ibs €9,99 ebook, €14,03 brossura. Mentre su LaFeltrinelli.it in brossura è a €14,02.

Ho comprato questo romanzo appena uscito, ero passato davanti alla vetrina di una delle mie librerie preferite e lì l'ho visto. Titolo interessante, mi sono detto, e così sono entrato, sfogliato le prime due pagine e l'ho portato alla cassa. Siccome acquisto libri in quantità industriale, l'ho lasciato nella libreria, dove ho una sezione per i libri ancora da leggere, con tanto di fascetta ancora attaccata, per un pochino. Ieri mi sono deciso ad iniziarlo e non ho smesso. La trama è divertente e moderna, tipica di una buona sceneggiatura per un film di successo. Ecco, proprio come recitava la fascetta che ho tolto, da questo libro è stato tratto l'omonimo film diretto dallo stesso autore. 
Paolo Genovese, da quanto leggo dalla copertina del libro (cartaceo, brossura), dopo una lunga carriera in campo pubblicitario scrive e dirige numerosi film tra cui: "Incantesimo Napoletano" (cliccate per vedere il film completo o qui per il solo trailer), "La banda dei Babbi Natale", "Immaturi" e "Immaturi - Il viaggio", "Una famiglia perfetta". Tutta colpa di Freud è il suo primo romanzo. 
La struttura sembra la struttura scritta per copione. I personaggi vengono introdotti all'inizio del libro, un paragrafo ciascuno. Poche righe, ma ben utilizzate, ci danno un quadro abbastanza completo dei personaggi. 
Paolo Genovese
Sara, Marta ed Emma, tre donne di età diverse che si alternano nelle loro storie, paure e disavventure vissute fino a quel momento. L'unico maschio protagonista è Francesco, uno psicologo costretto a rimanere solo e crescere le sue tre figlie, in quanto la moglie ha preso la decisione di lasciarli per continuare i suoi pellegrinaggi attorno al mondo. 
Il romanzo si apre con Sara che, stufa dell'ennesima storia andata a male, prende la valigia e da New York torna a Roma, a casa. Marta, gestisce la sua libreria con amore e con devozione, sentimenti che prova anche per la lettura. Marta non riesce a trovare la persona giusta ma sembra perpetuare nella ricerca del sogno che la letteratura le ha insegnato sull'amore.
Emma è la protagonista più giovane del gruppo, molto più matura delle sue coetanee ma pur sempre una ragazza. Proprio questa presunta maturità la porterà ad innamorarsi di un uomo di 35 anni più grande di lei che, ovviamente, il clichè vuole che sia sposato ma con un matrimonio in crisi. 
Francesco, impegnato nel crescere le sue tre figlie e ad ascoltare giorno dopo giorno, i problemi di tutto il mondo, trova il suo "svago" nel rincorrere da un anno una donna che puntualmente, gira per le zone del suo ufficio con il cagnolino, mantenedo una routine quasi da agenda di lavoro. Francesco, pur sentendosi un idiota per non aver mai cercato un vero approccio con la donna del mistero, continua la sua missione da "stalker" scappando, ogni qual volta vi sia la possibilità di essere scoperto. 

Il rapporto che questi personaggi hanno tra loro penso sia la cosa che faccia sognare di più il lettore. Tra di loro non ci sono segreti, si raccontano tutto, anche davati al padre senza nessun imbarazzo. Quest'ultimo, a causa del suo lavoro si mostra comprensivo e ragionevole, molte volte sentendosi però in dovere di svolgere anche il ruolo del padre e quindi cercando di mostrare una certa autorità. Inutile dire che con tre figlie femmine la cosa non avrà molto successo, anzi, si ritroverà molte volte a "soccombere", piacevolmente, al potere delle femmine di casa.  

Situazioni divertenti e intrecci degni di una storia dove la noia non farà mai il suo ingresso, è l'ingrediente segreto di qusto romanzo che, secondo il mio modestissimo parere, è riuscito veramente bene. Paolo Genovese sarebbe il perfetto insegnante di scrittura creativa! I personaggi sono sviluppati talmente bene che sembra quasi di poterli vedere, i luoghi e le situazioni sono state rubate alle immagini e poi da lì, trasferite fedelmente in parole. 
Inutile dirvi che da questo libro, Paolo Genovese, si è spogliato del ruolo di scrittore e si è messo dietro la camera da presa, trasformando il suo romanzo nelle immagini che, originariamente, aveva scritto ella mente. 
Dico questo perchè, pur non avendo ancora visto il film, mi è bastato il trailer per rivedere tutto quello che ho letto nel libro. 
Quello che dico viene supportato anche dalle parole dell'autore/regista stesso che in un'intervista (cliccate sul link nel nome dell'autore in alto) racconta come il romanzo e il film siano nati quasi contemporaneamente. 
Nei prossimi giorni cercherò di andarlo a vedere al cinema e poi vi farò sapere cosa ne penso. Magari qualcuno di voi lo ha già fatto quindi vi invito a lasciarmi un commento qui sotto per raccontarmi le vostre impressioni a riguardo. 

giovedì 27 febbraio 2014

Recensione: "A PROPOSITO DI LEI" di Banana Yoshimoto

Titolo: "A PROPOSITO DI LEI"
Editore: Feltrinelli ( Narratori )
Pagine: 152
Prezzo: brossura 10,20; ebook 8,99 prezzi visti su Amazon e inMondadori

Oggi vi parlo di un libro che ho da pochissimo terminato, circa tre o quattro giorni fa. Il romanzo in questione e' l'ultimo romanzo della Yoshimoto. Quante cose che vorrei dirvi di quest'autrice. Leggere i suoi libri e' come poter leggere i pensieri piu' puri e profondi, quelli che è impossibile spiegare a parole. La Yoshimoto ci riesce, e anche bene. Questa scrittrice nipponica accarezza l'anima, portando il lettore indietro nel tempo, fino a quando si era bambini, dove la verita' del mondo non ci aveva ancora cambiati.
Prossimamente, spero di aver il tempo di scrivere un post dedicato a lei e ai suoi lavori, tantissimi, che nel nostro paese hanno riscosso un enorme successo da tantissimi anni.
In A PROPOSITO DI LEI , vediamo due cugini, figli di mamme gemelle che si trovano a giocare assieme nel giardino di casa. Sensazioni che portano ad uno stato di sicurezza e pace come solo i bambini possono provare, descritti in modo spaventosamente reale.
Yumiko e Shoichi sono i due protagonisti del romanzo della Yoshimoto. Nel corso della loro crescita si perdono di vista a causa di problemi gravi accaduti tra le famiglie, fino a quando, un giorno, Shoichi riappare bussando alla porta di Yumiko. Tantissime le domande che crescono nel cervello di quest'ultima, alla vista del suo visitatore.
Come aveva fatto a raggiungerla? Come conosceva il suo indirizzo? Quesiti che rimarranno per pochissimo tempo dei misteri. Shoichi inizia a parlare e le racconta che dopo la morte della madre si era messo sulle sue tracce.
Non capiva bene il motivo ma sua madre, prima di morire, si era raccomandata al figlio di prendersi cura della sua cugina, che tanto ne avrebbe avuto bisogno. Promessa che Shoichi aveva fatto e che quindi, visto le circostanze, non poteva non portare a termine.
Non è la prima volta che l'autrice tratta l'argomento del "paranormale", seppur come sfondo alla storia. Argomento che collega le storie delle rispettive madri dei protagonisti alla loro storia, alla storia della loro famiglia. Yumiko non riesce a ricordare molti episodi della sua infanzia, situazioni che se pur ingombranti rimangono quasi estranee e prive di immagini. Assieme al cugino, questa donna riesce a ritrovare se stessa e parte della sua vita andata persa. Un grande tragedia infatti colpisce la piccola Yumiko, trasformando la sua vita in una specie di vagabondaggio inconscio, fatto di molteplici spostamenti e viaggi con persone che la sosterranno per molto tempo.
I due cugini, durante il loro viaggio alla scoperta di un passato dubbioso, verranno a scoprire cose che faranno mettere in dubbio tutte le certezze che avevano verso le loro famiglie, obbligandoli a dubitare dei propri ricordi.
Ancora una volta Banana ribadisce il suo forte legame con il nostro paese che ama in maniera smisurata. In molti suoi romanzi troviamo, anche solo accennate, tracce dell'Italia, un paese che attraverso le sue parole viene mostrato senza i suoi difetti ma solo attraverso i suoi pregi.


martedì 25 febbraio 2014

ACQUISTI... IN LINGUA!

Tra le varie novità che ho acquistato nel mese di Gennaio negli USA ci sono due libri che hanno immediatamente attirato la mia attenzione. Romanzi che ho comprato nello stesso posto dove ho acciuffato l'ultimo romanzo di Sue Monk Kidd "the invention of wings" del quale vi ho già abbondantemente parlato qui.
Molti Vlogger e Blogger ne hanno parlato all'interno dei loro video/post. Essendo gli Stati Uniti una fucina di nuovi romanzi ( e non si capisce come ma sono tutti new york times best sellers ), in fatto di novità mi affido molte volte ai miei più esperti colleghi a stelle e strisce, che raramente riescono a deludermi.
Grazie alla rete è possibile oggigiorno connettersi con qualsiasi parte del mondo in tempo reale quindi... perché non approfittarne?! Sfortunatamente, a causa del diverso tipo di mercato, nel nostro paese, molti dei titoli che ho visto tra le novità da Barnes&Nobles o in altri giganteschi negozi di libri non vedranno la luce se non, forse, tra un po' di anni. 

Titolo: "THE KEPT"
Autore: James Scott
Editore: Harper
Pagine: 368
Prezzo: copertina rigida su amazon a €13,28 ( dovrebbe essere la stessa edizione che ho io, secondo la copertina nell'immagine) e in versione Kindle a €7,93. Questi sono i prezzi migliore che sono riuscito a trovare sul web.

Elspeth Howell e suo marito hanno cresciuto i loro cinque figli in una casa sita nella loro proprietà nella parte nord dello stato di New York. Una vita costruita per accogliere i loro figli e farli crescere con l'amore e il calore di una vera famiglia.
Siamo nel 1897 nel corso di un gelido inverno quando Elspeth, nel fare rientro a casa, trova la sua famiglia brutalmente assassinata. Caleb, il figlio dodicenne, unico sopravvissuto e testimone del massacro, sarà la forza che accompagnerà la protagonista alla ricerca di chi, senza pietà, ha distrutto tutto quello che aveva costruito con tanta fatica.
Il loro viaggio li porterà a sistemarsi in una piccola comunità vicino ad un lago ghiacciato, dove la violenza dei suoi abitanti e del luogo obbligheranno il piccolo Caleb a crescere in fretta e a diventare un uomo adulto prima del tempo. Durante questi terribili momenti, il giovane, dovrà fare i conti con i segreti di famiglia che man mano verrà a scoprire, per non contare tentazioni alle quali la madre aveva da tempo rinunciato.
Questo romanzo, che tra l'altro è il suo debutto, porta James Scott a diventare una delle voci del panorama letterario moderno americano.

Cosa ne pensate? Io dico che non vedo l'ora di potermi immergere nella sua lettura. Vi consiglio vivamente di scaricarlo subito sui vostri dispositivi di lettura o, se pensate ne valga la pena, di comprarlo in versione cartacea. Io, come vi dicevo prima, ho la versione americana ( costatami la bellezza di $25,99 ) che è una cosa magnifica, non solo per la copertina ma anche per il taglio delle pagine e la qualità della carta. Ora decidete voi cosa sarà meglio!

Titolo: "ANDREW'S BRAIN"
Autore: E.L. Doctorow
Editore: Random House
Pagine: 208
Prezzo: brossura su amazon a €12,55, mentre in versione Kindle a €8,49. Non sono riuscito a trovare prezzi migliori e non sono riuscito a trovare copertina rigida ( come quella che ho io ) che non coinvolga spese pazze di spedizione. 

E.L. Doctorow ci porta, in questo suo ultimo romanzo, ad intraprendere un viaggio nella mente di un uomo che, più di una volta nella sua vita, è stato l'inavvertito agente di un disastro. 
Parlando da un posto sconosciuto e con uno sconosciuto interlocutore, Andrew sta pensando, Andrew sta parlando, Andrew sta raccontando la storia della sua vita, dei suoi amori, e le tragedie che lo hanno portato nello spazio e nel tempo in cui si trova. Mentre si confessa, togliendo strato dopo strato alla sua strana storia, siamo portati a domandarci cosa sappiamo realmente della verità e dell'amore, cervello e mente, personalità e fato, di uno con l'altro e di noi stessi. 
Scritto con profondità psicologica e grande precisione lirica, questo romanzo innovativo e pieno di anticipazioni vi terrà incollati fino alla fine. E.L. Doctorow produce una nuova voce dei nostri tempi con divertimento, scetticismo, profondità ed un tocco di malizia.
Queste parole non sono le mie ma è una mia traduzione casalinga di quello che ho trovato in quarta di copertina. 

Inutile dirvi quanto lo voglia leggere per scoprire la realtà della quale è fatto questo romanzo tanto acclamato dalla critica statunitense. Si preannuncia un mese pieno di fantastiche letture, sempre con la speranza di aver creato curiosità anche in voi. 



sabato 22 febbraio 2014

INTERVISTA: due chiacchiere con... PAOLA JACOBBI!

Buongiorno a tutti! Oggi, con molto piacere , Crazy About Fiction ospiterà l'autrice di "Tu sai chi sono io" Paola Jacobbi! Quattro chiacchiere per scoprire qualcosa in più sul romanzo e su di lei. Che ne dite? Non è un bel modo per iniziare il nostro weekend di letture? Iniziamo...
Ciao Paola e benvenuta nello spazio riservato alle interviste di Crazy About Fiction! Grazie per esserti resa disponibile nel rispondere alle mie domande. Per noi instancabili lettori è un piacere poter condividere qualcosa con gli autori dei libri che leggiamo, specialmente se ci sono piaciuti molto. Penso inoltre che parlare di libri sia sempre più necessario vivendo in un paese che, come qualcuno ha ripetuto parecchie volte, possiede più scrittori che lettori. Il tuo romanzo mi è strapiaciuto, l'ho divorato in pochissimo tempo. La storia l'ho trovata originale e i personaggi molto simili alla "realtà" modaiola milanese che ho conosciuto in passato.


Essendo una giornalista per Vanity Fair, avrai sicuramente occasione di vedere molto più da vicino il backstage di questa realtà che a noi appare extraterrestre rispetto alla normalità della vita che conduciamo quotidianamente, noi comuni mortali. Quanto dei tuoi personaggi hai incontrato nella tua quotidianità?

P.J. Moltissimo! Quasi tutto quello che è raccontato nel romanzo è direttamente ispirato a scene viste, persone incontrate, atmosfere respirate.


La protagonista, Arianna, è una ragazza semplice che si trova inserita in un contesto che non le appartiene molto per spirito. C'è in lei qualcosa che ti appartenga? Hai scavato nel tuo di passato, o nel tuo presente, per arrivare a lei?

P.J. Molto poco. Arianna è di un'altra generazione (più giovane di me) ed è un tipo un po' pessimista, cosa che io non sono. L'unica cosa che abbiamo in comune è la paura dei cani!


Qui riprendo quello che ho scritto nella recensione del libro: ..."come può una disoccupata riuscire ad intraprendere un viaggio in Sud America con un'associazione di volontariato per finire come assistente di una star da tappeto rosso hollywoodiano..." ? E' questo quello che chiamiamo il "nuovo" miracolo dalle "stalle" alle "stelle" in no time?

P.J. Non è poi tanto miracoloso, sai. Avendo conosciuto molte persone che lavorano e orbitano intorno alle star, ho sempre avuto la sensazione che spesso si tratta di professionisti "per caso", scelti dalle stesse star un po' a casaccio, sull'onda di una simpatia momentanea.


Una delle cose che più mi ha affascinato del tuo romanzo ( rendendolo interessante e avvincente ), è il modo col quale hai intrecciato l'universo moda con le operazioni di solidarietà e, seppur per scopi diversi, come vi sia per entrambi la necessità di essere visibili agli occhi del mondo. Qual'è la motivazione che ti ha spinto ad utilizzare questo argomento per far interagire i tuoi personaggi?

P.J. La constatazione che negli ultimi anni, soprattutto dallo tsunami in poi, l'attivismo è diventata una delle "voci" indispensabili nel curriculum di una star, esattamente come, che ne so, aver fatto un film con un regista intellettuale (o considerato tale) e aver firmato un contratto come testimonial di un qualche grande marchio del lusso. Non sei una vera star se non sei anche il volto di una buona causa.


Quanto sono difficili e allo stesso tempo importanti le relazioni pubbliche nella vita?

P.J. Per me difficilissime. Parlare con qualcuno per semplici motivi di diplomazia e di interesse mi pare la cosa più noiosa del mondo. La vita è breve, cerchiamo di passarla con persone che ci piacciono davvero!!! Se proprio non è possibile, consiglio di farci piacere quelli che ci tocca frequentare per lavoro: io faccio così e ho scoperto che, alla fine, quasi tutti, se li si sta ad ascoltare, hanno un qualcosa di interessante da racontare.


Vanità e narcisismo sembrano essere il filo conduttore di molti dei personaggi che hai creato nel tuo libro. Ho trovato inoltre che molti dei protagonisti ricerchino fama e necessità d'apparire come per colmare il vuoto della loro vera infelicità, tutto per trovare un posto nel mondo. Per quanto mi riguarda, c'è una frase che potrebbe sintetizzare molto del tuo romanzo: ( e qui, cito dal libro...) ..."Ho pensato che, in giro, c'è un sacco di infelicità, che la città intera ne è il ritratto..." . Mi sbaglio?

P.J. No, non ti sbagli. Il narcisismo esasperato è l'altra faccia dell'infelicità, più la gente si sente sola, più si contempla nello specchio. La stessa ossessione per la bellezza e il successo è, alla fine, un modo per cercare disperatamente di essere amati o, come minimo, presi in considerazione.

 
Com'è partita l'idea per questo romanzo? Quando ti sei detta: ecco la storia che voglio raccontre?

P.J. Una sera a Venezia, dopo un evento di charity in cui erano stati spesi 50 mila euro solo di champagne e in cui avevo sentito dire a una signora una castroneria che dimostrava che non sapeva nemmeno in quale continente si trovasse il paese per il quale era stato fatto il galà. Mi è venuta in mente una cosa un pò assurda: perché non diramare un invito per un evento charity molto glamour a beneficio di un paese inesistente? Sono sicura che la gente sarebbe accorsa lo stesso, senza domandarsi se il Tanaquil esiste o no... e, appunto, dal nome Tanaquil (e da questa idea provocatoria) è partito tutto.


Immagino che per motivi di lavoro tu sia molto impegnata, com'è stato il tuo processo di scrittura? Quando e dove riesci a scrivere?

P.J. Questo libro l'ho scritto in aereo, in treno, di giorno o di notte. In vacanza o nei week end. La mattina presto prima di uscire, qualche volta la sera. Un pò come capitava, insomma. A volte un paio di pagine, a volte dieci, a volte poche righe, ma tutti i maledetti giorni. Per quasi quattro anni.


Come hai trovato il tuo pubblico durante le varie presentazioni e appuntamenti per promuovere il libro? Chi sono i tuoi lettori? 

P.J. Molti sono soprattutto lettori di Vanity che mi conoscono come giornalista e si sono incuriositi all'idea che avessi scritto un romanzo. Poi ci sono un po' di lettrici (soprattutto) dei libri precedenti che mi hanno seguita anche in questa avventura. Sono prevalentemente donne, tutte molto spiritose e curiose.


I tuoi precedenti libri sono stati tradotti in molte lingue, "TU SAI CHI SONO IO" ha varcato i confini nazionali?

P.J. Non ancora. Incrociamo le dita!


Cosa stai leggendo in questo periodo? Acquisti in libreria o online? Hai un e-reader?

P.J. Ho appena finito "felici i felici" di Yasmina Reza e ho iniziato "i sogni belli non si ricordano", il primo libro di Carlo Verdelli che è stato mio collega, direttore e maestro.
Da Natale ho un Kindle e sono pazza di lui. Mi pare difficile tornare alla carta dopo averlo provato. Ma siccome ho la casa piena di libri, ho deciso di alternarli: uno di carta, uno sul Kindle e così via.


Puoi dirmi il complimento più bello che hai ricevuto e il commento che meno hai apprezzato sul tuo libro?

P.J. Ogni riga di questa recensione http://www.inpiu.net/bodoni/20130718/1497/tu_sai_chi_sono_io/ . E' musica per le mie orecchie. Anche perchè stimo moltissimo Giovanna Segalini, docente di letteratura italiana, che l'ha scritta.
Le critiche negative dispiacciono sempre ma fanno parte del gioco: non si può piacere a tutti.


Raccontaci dei tuoi prossimi lavori, hai intenzione di scrivere ancora romanzi, visto il successo del primo? Hai già un progetto al quale stai lavorando?

P.J. Vorrei scrivere un altro romanzo ma penso che, prima, scriverò qualcosa di non fiction. Ho una mezza idea ma non ci ho ancora lavorato abbastanza per parlarne.


Nelle ultime righe della recensione ho espresso il mio ( modestissimo ) parere su come vedrei bene un adattamento cinematografico del libro... possibile?

P.J. Almeno tre persone che conosco nel mondo del cinema (e che hanno letto il libro) mi hanno detto che sarebbe interessante farne un film. Io, ovviamente, sarei felicissima. Ma per ora niente di concreto. Si vedrà!


Nel frattempo cara Paola sappi che continueremo a seguirti su Vanity Fair.
Grazie infinite per aver accettato di essere presente nel mio blog e tienici informati sui tuoi lavori futuri! Nel caso in cui dovessi dimenticarti, beh, non preoccuparti perchè ci ricorderemo noi! :-)


venerdì 21 febbraio 2014

Recensione: "THE RETURNED" di Jason Mott

Titolo: "THE RETURNED"
Autore: Jason Mott
Editore: Harlequin Mondadori
Pagine: 272
Prezzo: copertina rigida su amazon e inMondadori a 13,60, ebook a 9,99. Questi prezzi si riferiscono alla versione in italiano.

Questo libro l'ho notato in una delle librerie che frequento di solito. Era esposto in un angolo con tutte le copie appoggiate una sull'altra fino a formare una specie di piramide. La copertina mi ha subito attirato, la trovo fantastica, i colori tenui e l'immagine sicuramente sono usciti da un'ottima operazione di marketing. Ben riuscita! Anche l'autore stesso ne è rimasto folgorato, la prima volta che l'ha vista.
Sfogliando le prime pagine, leggendo qua e là ( e' cosi che scelgo un libro ), mi sono convinto che mi avrebbe preso già dalle prime righe. Non mi ero sbagliato. 
A dirla tutta, l'argomento non mi è nuovo, sono sicuro che da qualche parte qualcuno lo ha gia' spolverato, il ritorno dei morti. Non è una storia di zombie, sia chiaro, ma è "semplicemente" una storia basata sul fenomeno che, un giorno, le persone decedute hanno iniziato a comparire e a bussare alla porta dei loro cari. Niente facce deformate o movimenti corporei strani. Persone come tutti che hanno solo la peculiarità, se così si può dire, di essere tornate dall'aldilà. 
Una piccola cittadina del Nord Carolina, una coppia anziana è in casa quando, ad un certo punto, suonano alla porta. L'uomo si alza e si dirige verso l'uscio per sapere chi sia. Quando apre la porta si ritrova un uomo ed un bambino. L'uomo che si trova davanti inizia a parlare, ma le sue parole non riescono a penetrare il suo cervello, troppo impegnato a fissare il bambino che lo accompagna, un viso familiare ma che in quella frazione di secondi non si riesce bene a contestualizzare. Il piccolo, senza ombra di dubbio è Jacob, il figlio della coppia, morto più di cinquant'anni prima, annegato all'età di otto anni in un fiume, il giorno del suo compleanno. 
Jacob e l'agente del Bureau entrano in casa e, dopo lo shock iniziale, gli adulti si siedono in salotto per iniziare una lunga chiacchierata. 
Com'era possibile, Lucille e il marito Harold non riescono a rendersi conto di cosa gli stia capitando. Essendo Lucille, la madre del piccolo,  molto religiosa, aveva sempre commentato il fenomeno dei "REDIVIVI" in maniera negativa come se fosse il volere del demonio. Ora però, il suo piccolo ometto era lì con loro, sotto lo stesso tetto dove tanti anni prima aveva vissuto fino a quel tragico giorno del 1966. 
Nel tempo il fenomeno comincia ad ampliarsi e molte persone vengono ritrovate ad ogni angolo della terra. Il "Bereau" è l'unico ufficio predisposto al recupero e al rimpatrio dei REDIVIVI, il tutto con la collaborazione di tutti i paesi. Jacob, infatti, si svegliò in Cina, ritrovandosi tra estranei che parlavano una lingua a lui sconosciuta, senza riuscire a comprendere cosa fosse successo prima di quel momento. 
Proprio a causa dell'aumento del fenomeno il governo decide, assieme ai militari, di non permettere ai REDIVIVI di uscire di casa. Jacob, vuole intraprendere una passeggiata al fiume assieme al padre. Quest'ultimo, intimorito dai divieti, cerca di dissuaderlo ma alla fine cede e si lascia trasportare dal momento. I militari li trovano e decidono di rinchiudere Jacob in uno dei centri che, pur essendo un bambino, aveva trasgredito le regole. Il padre decide di non lasciarlo solo e chiede di essere portato nel centro assieme al figlio. 
Da quel momento cominceranno ad accadere tante cose che porteranno tutti a domandarsi se quei REDIVIVI erano veramente i loro cari come li avevano conosciuti anni prima. Un romanzo che porta molto con se e porta anche il lettore a riflettere sulla morte, la vita, gli affetti e anche sulla diffidenza verso l'imprevisto, lo sconosciuto.
La cosa che mi ha più interessato è stato pensare come, in un ipotetico futuro, potrei reagire se le persone che ho amato e che non ci sono più dovessero tornare, una seconda chance. Le emozioni che potrei provare e se proverei lo stesso amore che provavo per loro quando erano in vita.
La suspence non mancherà mentre leggerete questa incredibile storia. Non conoscevo affatto l'autore Jason Mott che se non sbaglio è al suo debutto. Devo dire un debutto niente male, in quanto "THE RETURNED" e' stato tradotto in 13 lingue ed è stato, già dalla sua uscita, un NEW YORK TIMES BESTSELLER, per non parlare della serie TV che verrà prodotta, basata sul romanzo di Mott.
Molto interessante sono anche i tre prequel della storia di Mott. Personalmente ho acquistato questo libro in versione ebook e quindi, ho avuto la possibilità di scaricarmi anche i tre prequel della storia ( le due cose non sono collegate, ovviamente). Molto brevi ma devo dire interessanti per capire la mente dello scrittore, dove tutto è cominciato. 
Tutti e tre i prequel che prendono il nome di "L'INIZIO", "LA STORIA" e "LA SCELTA". Qui, invece, vi sarà possibile leggere l'anteprima del romanzo. 



giovedì 20 febbraio 2014

NUOVO CINEMA ISRAELIANO

Anche quest'anno si avvicina il consueto appuntamento allo Spazio Oberdan di Milano con la settima edizione del NUOVO CINEMA ISRAELIANO.
Un imperdibile appuntamento per conoscere, attraverso il cinema, la cultura ed il fervore cinematografico di un paese che riesce sempre a sorprenderci: Israele
Con l'introduzione della nuova etichetta dedicatagli, ho piano piano parlato di molti dei lavori letterari e cinematografici/televisivi che il piccolo paese del Medio Oriente ha prodotto, negli ultimi anni, riscuotendo successo ed allargando il suo pubblico. Quest'ultimo in continuo aumento fuori dai confini, dimostrando ancora una volta come la fiction possa rapirci, facendoci scoprire mondi a noi sconosciuti, permettendoci di sognare e far viaggiare la mente. 
Il giorno che aprirà questo evento sarà il 22 febbraio (SAVE THE DATE!) prossimo, data che vedrà un discorso introduttivo al festival con la successiva proiezione del film "The ballad of the weeping spring".
Il secondo giorno aprirà la giornata il film "The flat" assieme ad altri film e il 24 il in seconda serata ci sarà la proiezione di "ROOM 514", l'intrigante e sincero film che volge uno sguardo alla complessa realtà israeliana. 
Guardate voi stessi tutti gli appuntamenti, le schede dei film e i relativi orari cliccando sul link che vi ho lasciato all'inizio del post. Io ci sarò per la serata d'apertura di sicuro e forse anche nei due giorni successivi ma tutto dipende dagli impegni di lavoro. Questa sarà, ancora una volta, una splendida occasione per scoprire parte della cultura di questo magnifico e tormentato paese. 

mercoledì 19 febbraio 2014

INTERVISTA A... Guido Mattioni, autore del bellissimo "Ascoltavo le maree"


E' con immenso piacere, cari i miei lettori, che oggi vi propongo un'intervista speciale. Ho parlato del suo libro qui nel blog non molto tempo fa, inoltre ho espresso piu' volte il mio apprezzamento per questo romanzo nei vari social network ai quali partecipo in modo piu' o meno assiduo. Guido Mattioni ha saputo esprimere il sentimento nella sua forma piu' nuda, l'amore per la vita e per tutto quello che ci circonda. Per questo motivo mi sono fatto avanti e gli ho scritto una mail con qualche domanda, alle quali ha gentilmente risposto, regalandomi qualche importante anteprima! Per questo lo ringrazio infinitamente. Sicuramente, se avete letto il libro, troverete molte risposte che voi stessi vi sarete fatti durante la lettura del suo romanzo. Nel caso in cui questa lettura vi mancasse, beh, rimediate il prima possibile!


Ciao Guido, grazie per aver accettato di rispondere a qualche domanda sul tuo romanzo "Ascoltavo le maree". E' un piacere per me averti in questo spazio che ho voluto inserire all'interno del blog. Proprio pensando a questo, ho cominciato a ragionare su come i tempi siano cambiati. Molto tempo fa il rapporto tra scrittori e lettori era poco più che inesistente, oggi invece è un continuo scambio di opinioni. Gli autori stessi cercano, attraverso i social media un rapporto con i lettori, il proprio pubblico. Mi sbaglio?

G.M. Sì, è vero, anche se penso che la risposta vada articolata. Inizierei col dire che in parte questo trend è dovuto alla nascita stessa di strumenti come i social network e i blog, che consentono di autopromuoversi a condizioni prima impensabili e a un pubblico enorme; mettendola in termini economici, è stata l'offerta a creare la domanda. Aggiungerei poi che la crisi dell'editoria e delle vendite ha amplificato questo dialogo, abbattendo quella barriera di spocchia che molti autori avevano. Del resto non si campa facendo soltanto gli scrittori se si tiene conto che le royalties, se non ti chiami Dan Brown e non vendi almeno decine e decine di migliaia di copie, vanno dall'8 al 10 % a copia venduta. Tieni conto che, tolta quella dozzina di autori super bestseller divisi tra le grandi case editrici (io preferisco chiamare "grosse") e che consentono loro di chiudere in pari o quasi i bilanci, la fascia di vendita ambita è a quota 2mila copie, mentre prima della crisi era a 10mila.


Il tuo romanzo ha conosciuto il successo in lingua inglese ed in formato ebook. A vedere i risultati e' sembrata la strada migliore? Sempre in una tua intervista che ho avuto il piacere di vedere su YouTube hai spiegato di non essere il solo ad aver intrapreso questa strada e ad aver vinto rispetto ad altre possibilita'. Consiglieresti lo stesso ad uno scrittore emergente che voglia far conoscere il proprio lavoro?

G.M. L'ho fatto e consiglierei ad altri di farlo. L'ho fatto per tre motivi: primo perché sono una testa dura di friulano che non si arrende mai; secondo perché mi hanno insegnato fin da bambino a non chiedere favori; terzo perché, avendo la legittima presunzione di essere uno che sa scrivere e che conosce l'Italiano come pochi (ho quasi quarant'anni di giornalismo professionale alle spalle, da caporedattore a inviato speciale in giro per il mondo) non mi sono arreso ai silenzi delle "grosse" case editrici alle quali mi ero rivolto. 
Non girerò attorno al problema, dato che sono abituato a scrivere cose scomode. E la cosa scomoda è questa: oggi le "grosse" case editrici non rispondono più a nessun autore, a prescindere dal fatto che l'autore che si propone loro sia un analfabeta o un nuovo Hemingway. Questo perché ormai, ai loro occhi, i nuovi autori "devono" appartenere a due categorie: quella dei volti già noti per motivi che non hanno nulla di letterario (tv, sport, cinema, musica) e quella peraltro sempre esistita, quella dei raccomandati, degli amici degli amici, dei "figli di Pinco o Pallo", dei "mi manda il banchiere X o il senatore Y...". La prima categoria è per gli editori la più facile da vendere soprattutto a un nuovo pubblico, quello di chi prima non leggeva e che magari compra solo un libro all'anno, magari senza nemmeno poi leggerlo, accontentandosi di mettere sullo scaffale una "reliquia" del proprio mito/divo. Alle case editrici questa categoria offre anche il vantaggio di poter far "scrivere" di fatto il libro da un ghost writer, titolarlo e metterlo in vendita. Per questo ritengo che con tutti i suoi limiti la rivoluzione dell'ebook e dell'autopubblicazione stia "democratizzando" l'editoria, rendendone libero l'accesso: poi sta all'autore e a quello che ha scritto farsi valere.


Tutti parlano che l'autoproduzione ( un esempio è il post che Matteo B. Bianchi ha pubblicato sul suo blog ) senza un editing professionale possa danneggiare solamente e diventare il solito prodotto da 0,99 scaricabile in pochi secondi. Allora bisogna per forza di cose passare da una casa editrice?

G.M. Certo, il rischio esiste. Ma sarò ancora polemico: è forse la "grossa" editoria ad assicurare oggi la qualità? Non mi pare. Da quello che leggo sfogliando anche soltanto le prime pagine dell'80% delle novità in cui mi imbatto in libreria - e parlo anche di best seller e di autori e autrici celebrati - il risultato è desolante: Italiano povero, se non misero; punteggiatura inesistente; consecutio temporum sconosciuta; fraseggiare telegrafico di quattro parole e un punto, roba da balbuzie letteraria; subordinate completamente abolite. 
E io dovrei leggere roba del genere solo perché me lo impone il marketing? C'è dell'altro: non posso fare il nome della casa editrice, ma più di un libraio ha rimandato di recente indietro le copie di un libro di un marchio glorioso in quanto di fatto illeggibile per il numero spaventoso di refusi. Nel suo piccolo il mio editore, che è una vera boutique editoriale vecchia maniera, fa fare ancora quattro passaggi di revisione di bozze e lo fa fare da quattro persone diverse perché a uno non sfugge quello che è sfuggito a un altro. Una volta, le "grosse" case editrici, quando erano ancora "grandi", facevano così.  



Alberto, il protagonista di questo romanzo si trova a dover gestire la scomparsa dell'amata moglie. Un evento buio, difficile da metabolizzare. L'affetto degli amici statunitensi lo portano a prendere una pausa, Alberto allora vola verso quel luogo che sembra esser diventato il custode della loro felicita'. Savannah, Georgia, Stati Uniti. Perche' proprio Savannah Guido?  

G.M. Buona domanda! E allora direi Savannah "forse" perché un grande scrittore un giorno ha detto che se si vuole scrivere qualcosa di buono bisogna ambientarlo in un luogo che si conosce bene, fin nel profondo. Io aggiungerei Savannah "senz'altro" perché questa città la amo profondamente; perché fa parte e ha fatto parte della mia vita in tanti momenti felici e in altri atrocemente dolorosi; perché la frequento dal 1991 - quando ci arrivai per caso su invito di una prima copia di amici - tornandoci tutti gli anni e se posso anche più di una volta all'anno; perché non si può non amare una città che, come Savannah, è ugualmente ospitale con i vivi così come lo è con i suoi adorati fantasmi.


Nel tuo romanzo, hai descritto l'importanza che un luogo come Savannah ha avuto nel momento piu' difficile della vita di Alberto, il tuo protagonista. La mia impressione e' stata come se Savannah avesse catturato l'energia di quei ricordi felici, sprigionando un'attrazione verso di se, cosi' come la storia dei suoi scopritori/fondatori, descritti con un'ottima ricerca storica. Ho interpretato correttamente? 

G.M. In parte lo avrai già capito dalla mia risposta precedente: "Ascoltavo le maree" non è la mia autobiografia, ma prende le mosse da un triste e terribile momento della mia vita. 
Insomma, in quelle pagine c'è molto di me. Il fatto "tecnico" che io abbia inserito nel racconto di una vicenda dei giorni nostri alcuni brevissimi capitoli storici, scritti apposta in corsivo per "staccarli", non è un capriccio: la vicenda, ambientata a Savannah, racconta come sai la fuga in un remoto "altrove" di un uomo inseguito dal dolore e che per questo taglia i ponti con il suo mondo cercando di ricominciare a vivere in un luogo lontano; bene, io in quei brevi capitoletti storici ho fatto il parallelo tra l'esperienza dei 144 disperati inglesi che fondarono Savannah nel 18° secolo, in fuga da persecuzioni giudiziarie, religiose, politiche, o anche semplicemente dalla miseria, e quella di un uomo singolo dei giorni nostri. In fuga anche lui, ma dal dolore.


Quanta ricerca c'e' dietro il tuo romanzo? Quando hai deciso di unire la storia del luogo al suo presente, rendendola parte integrante dei pensieri del tuo protagonista?

G.M. Devo confessarti che questo... chiamiamolo artifizio narrativo, mi è venuto del tutto naturale. Poi, ovviamente, per poterlo scrivere, pur se sintetizzato in capitoli brevissimi, quasi omeopatici dal momento che non dovevano interrompere la narrazione di Alberto, sono andato a cercare su Internet tutto il possibile materiale storico relativo a quei giorni. Diciamo che è stato appassionante, ma anche facile; appassionante perché sono da sempre convinto che solo la storia passata sappia dirci dove andremo domani; facile perché il lavoro di "scavo" tra le informazioni è stato per tanti anni il mio impegno quotidiano come giornalista, specie quando dovevo scrivere delle inchieste.


Qual'e' stato il tuo processo di scrittura? Voglio dire, quando Guido si e' seduto alla scrivania e ha iniziato a scrivere le prime parole di "ascoltavo le maree"? Dove lo hai scritto? In Italia o negli USA?

G.M. La storia ce l'avevo già dentro: ho premuto il tasto "Play" della mia anima e ho scritto sotto la sua dettatura. Anche qui mi è stato d'aiuto il mestiere. Io scrivo da una vita e per me farlo è naturale come respirare, non faccio nessuna fatica. Anzi, scrivere mi dà un piacere fisico. Infatti mi incavolo quando mi danno dell'intellettuale. "Intellettuale sarà lei", ribatto in modo bonario, perché mi considero davvero un artigiano delle parole. 
L'approccio artigianale è quanto di più nobile ci sia, in tutti i campi; mentre vedo gli intellettuali  come un'insopportabile congrega di boriosi individui. Sul "quando" ho iniziato, posso dirti di aver atteso il pensionamento perché vivendo come vivevo prima, con la valigia e il pc sempre pronti per partire con preavvisi minimi, non avevo il raccoglimento necessario per scrivere una storia così intima e intimista, sapendo di poter essere costretto a interompere il flusso da un momento all'altro. Una volta smesso di lavorare è stato facile, anche se poi la fase più lunga è stata quella della rifinitura, del "limare", dello "smussare" frase dopo frase, parola dopo parola. Sono infatti un maledetto perfezionista, soprattutto con me stesso. In merito al "dove", l'ho scritto quasi tutto a Milano, a casa mia.


Molti dei personaggi che il protagonista incontra a Savannah, sembrano infondere in lui una certa sicurezza, come se fossero tutti una presenza necessaria al suo benessere mentale. Li descrive nei lori gesti e azioni che si ripetono da anni, nei loro "credo", donandoci un parere oggettivo, non giudica, osserva. Altro poi non sono che vicini di casa, abitanti del luogo e commercianti che svolgono solo il ruolo di esserci sempre, di renderlo vivo. Come mai hai voluto renderli a loro volta co-protagonisti?

G.M. Perché questa è la vita vera, la sola realtà e io soltanto la realtà so raccontare. Gli altri, il mio prossimo, sono la vita: loro sono me e io sono loro, tutti noi viviamo di queste interconnessioni. Di conseguenza gli altri, tutti gli altri, anche nella vicenda di Alberto e in quelle che scriverò, non possono che diventare - chi più e chi meno - dei coprotagonisti.
Savannah stessa è una coprotagonista, lo è Madre Natura, lo sono - disneyanamente - gli stessi animali che Alberto incontra. per questo li descrivo e basta, guardandomi bene dal giudicarli. Ci mancherebbe altro; chi sono io per giudicarli? E' lo stesso motivo per cui non intendo lanciare "messaggi", compito che lascio a quei presuntuosi degli intellettuali.


Nel tuo romanzo c'e' questa voglia del protagonista di scappare, sgattaiolare via, senza che nessuno se ne accorga, uscire dalla porta di servizio e lasciarsi alle spalle una casa coperta di lenzuola bianche. Sparire e abbandonare tutto. Alberto programma il tutto, nei minimi particolari ( quante volte l'ho pensato di fare anch'io!). Uno potrebbe pensare, non aveva amici in Italia? Perche'?

G.M. Ribadisco la risposta di prima. Nel senso che "casa", almeno per me, è qualsiasi luogo nel mondo dove ci siano gli altri, gli amici veri, le persone che ti stanno davvero a cuore; ma anche quelle che ancora non conosco, ma che imparerò ad amare. Viaggiando tanto, come ho fatto sia per lavoro sia per piacere mio personale, ho imparato quanto il prossimo sia meglio di quanto ce lo dipingiamo e quanta gente ci sia, nel mondo, in attesa di conoscerti. Pur amando il mio Paese ignoro totalmente il concetto di nazionalismo e penso di potermi definire culturalmente apolide. Odio i confini e non sento il bisogno di bandiere, così come ho sempre evitato tessere politiche e perfino  le maglie sportive. Quanto ad Alberto, lui fugge lontano appunto perché scopre che quelle che aveva intorno, nella sua vita milanese, erano in buona parte finte amicizie, al massimo conoscenze. "Casa", per lui, era soltanto la moglie perduta da un giorno all'altro: il resto erano lustrini. E allora scappa, in cerca del suo nuovo "altrove" dove ricominciare tutto daccapo. Diciamo che io ad Alberto ci assomiglio molto: soprattutto perché, come lui, sono un inguaribile ottimista.


Come dicevo all'inizio dell'intervista, il tuo romanzo ha visto la luce in lingua inglese, negli Stati Uniti. Puoi raccontarci come mai e come e' andata? Mentre il "debutto" italiano? Quali le differenze?

G.M. E' semplice: non volevo attendere una risposta da parte dei "grossi" editori. Risposta che per tutti i motivi sopra detti non mi sarebbe mai arrivata. Ovvero: non ero e non sono un volto televisivo; non appartengo a nessun "giro" politico o bancario ( anzi, da giornalista ho rotto le scatole a molti potenti ); non faccio parte di quella casta che passa e ripassa in certi salottini catodici apparentemente molto perbenino (o anche barbarici) dove invece vengono "pompati" sempre e soltanto i soliti noti; e non ho nemmeno una moglie regista (non potevo dire un marito regista, ma per chi lo vuole cogliere il senso è quello). Così, essendo la vicenda ambientata negli Usa, avevo fatto tradurre a spese mie il manoscritto e avevo autoprodotto - gratis!!! - un doppio ebook, in inglese e in italiano con la più grande piattaforma di distribuzione online, la Smashwords di San Josè, nella Silicon Valley. Già quel "gratis" dice una prima differenza tra Usa e Italia. Poi c'è il fatto che nel 2012, con la versione inglese "Whispering Tides" sono giunto finalista in due diversi concorsi letterari americani con oltre mille concorrenti ciascuno (in entrambi ero il solo autore italiano iscritto); che nel 2013 ho vinto la sezione Multicultural Fiction di uno dei due medesimi concorsi al quale mi ero reiscritto; che sempre nel 2012 la versione originale è stata adottata come testo di studio sia nei corsi di Italiano della Georgia State University di Atlanta sia in quelli della Learn Italy school di New York, che è la prima scuola privata di Italiano, a capitale 100% italiano, attiva negli Usa. Alla fine, tutti questi risultati sono giunti all'occhio e all'orecchio di Francesco Bogliari, piccolo ma lui sì Grande editore insieme con la sua socia e moglie Rosamaria Sarno; mi hanno chiesto il manoscritto, lo hanno letto, se ne sono innamorati e in una settimana hanno deciso di lanciarsi, proprio con il mio libro, anche nella narrativa. Da marzo a dicembre 2013 abbiamo fatto quattro ristampe e penso che a breve ci sarà la necessità di una quinta.


Ieri mi e' capitato di vedere una piccola intervista ad una tua collega giornalista, Barbara Serra, dove spiegava quanto nel giornalismo e in altri campi sia importante l'esperienza con il metodo "anglosassone" di lavoro. Ho inserito il video sulla pagina facebook del blog perche' ho ritenuto le sue parole molto interessanti. Cosa manca al nostro paese per dare spazio ad una piu' giusta valutazione del talento?

G.M. Ho visto l'intervista e non posso che condividere quanto dice Barbara dalla prima parola all'ultima. Io, di mio, aggiungerei che da noi non esiste il merito perché l'Italia è una finta democrazia: siamo liberi, Dio ce ne scampi, ma il Paese è di fatto in mano a un migliaio di persone, perlopiù sempre le stesse, che al massimo cooptano di tanto in tanto qualche loro simile o sodale. E' una sorta di gigantesca partita dei quattro cantoni, dove a non trovare posto è la maggioranza degli italiani che ne avrebbero il diritto e appunto il merito. Il recente caso Mastrapasqua ne è l'esempio lampante: il presidente dell'Inps, ovvero un commis di Stato, che aveva altri 25 incarichi. Cose che fanno diventare anche un non violento come me in un giacobino. Vedi cose così, nel 2014, e capisci le tricoteuses che durante la Rivoluzione francese sferruzzavano e chiacchieravano sedute sotto la ghigliottina.


Cosa sta facendo ora Guido Mattioni? A cosa stai lavorando? Puoi darci qualche anteprima?

G.M. Sto per passare dalle maree al cielo. Mi spiego: a maggio - è una prima antecipazione - uscirà il secondo romanzo che esordirà (altra news) al Salone di Torino, dove il mio piccolo, ma Grande editore, avrà uno stand. Il titolo del libro è "Soltanto il cielo non ha confini": ancora una storia americana come location - è ambientata sul confine "caldo" tra Messico e Usa - ma diversissima dalla prima. Tocco temi come l'immigrazione clandestina, l'ingiustizia rappresentata da certi confini tracciati dai vincitori, il valore della famiglia, il legame di sangue tra due fratelli gemelli, l'importanza del lavoro della terra per il futuro del nostro pianeta. Il tutto come sustrato di una vicenda umana, anzi umanissima, che fa pensare, ma anche molto sorridere. Perché l'ho detto; sono un inguaribile ottimista. 


Tantissime le anteprime che ci hai regalato in questa blog-intervista e per questo ti ringrazio tantissimo. Felice di sapere che il tuo libro debutterà nell'occasione del Salone di Torino, dove ci sarà anche Crazy About Fiction quindi... ci vedremo nella bellissima Torino per ricevere una dedica sul tuo NUOVO libro! 
Grazie infinite per esserti prestato a rispondere alle mie domande Guido, sono sicuro che i visitatori del mio umile blog apprezzeranno sicuramente. Spero presto di poter leggere il tuo nuovo romanzo e poterlo recensire in questo mio spazio virtuale. Tenete quindi d'occhio al Salone lo stand della casa editrice INK EDIZIONI per conoscere il nuovo romanzo di Guido Mattioni. 


lunedì 17 febbraio 2014

DAVID SEDARIS: NAKED!

Titolo: "NAKED"
Autore: David Sedaris
Editore: Back Bay Books
Pagine: 341
Prezzo: brossura €8,33 con Amazon, ebook €5,99 con inMondadori e Amazon.

David Sedaris è, senza dubbio alcuno, uno dei miei autori preferiti. I suoi libri riescono sempre a mettermi di buon umore. Ridere leggendo un suo libro è una pratica che vi risulterà quasi dovuta.
Sedaris riesce, capitolo in capitolo, a ricostruire momenti dove risulta impossibile non aumentare d'intensità la propria risata, parola dopo parola. Leggendo i suoi libri sembra quasi che non abbia dovuto utilizzare il ben che minimo sforzo nel processo di scrittura. Un genio della scrittura creativa. Queste non sono solo mie osservazioni ma è il mondo intero ad acclamarlo. Basta leggere un solo capitolo di uno dei suoi libri per rendersene conto.
Ma vediamo un pochino di chi stiamo parlando e quel'è la sua storia. Nato per raccontare storie, affinando la sua capacità osservando la sua famiglia e il mondo che lo circonda. Con una naturalezza assolutamente unica riesce a descrivere azioni elementari e che tutti noi abbiamo vissuto o visto nella nostra vita, ma con una acuta capacita' di descrizione, cercando di svelarne il lato comico anche quando non bisognerebbe.
L'altro giorno su Twitter qualcuno chiedeva con quale libro di Sedaris bisognerebbe iniziare per farne la conoscenza. Penso di essere stato il primo a rispondere, senza esitazione alcuna: Naked!
La mia scelta è caduta sul libro che mi è piaciuto maggiormente e del quale, guarda caso, ne avevo acquistato una copia dell'ultima ristampa in aeroporto a New York qualche giorno prima.
David è il secondo di sei figli, tra cui c'è anche l'attrice e scrittrice Amy Sedaris. Scoperto a Chicago da un conduttore radiofonico che gli offrì un'apparizione nel suo programma dopo averlo ascoltato mentre leggeva ad un pubblico un diario che teneva dal 1977.
Naked prende forma proprio nella piccola cittadina di Raleigh, Nord Carolina, luogo della sua infanzia e dal quale Sedaris ha custodito i ricordi per scatenare le sue capacita' di scrittore, trasformando la sua vita in letteratura. Acido, divertente, irriverente, politicamente scorretto, acuto, tagliente, diverso e molti altri aggettivi sono stati usati per descrivere questo libro che vi farà "innamorare" di questo scrittore.
La sua carriera prese il volo dopo aver letto uno scritto intitolato "Santa Land Diaries" ( "Holidays on ice", per la versione italiana ) dove racconta la sua esperienza da elfo nei grandi magazzini Macy's. Sono seguite collaborazioni con "Esquire" e con "The New Yorker".
Grandissimo successo poi ottenuto con la pubblicazione di NAKED e con ME TALK PRETTY ONE DAY ( "Me parlare bello un giorno", per la versione italiana) del quale, se vi venisse la voglia, potrete ascoltarne l'intero audiobook in inglese, letto dall'autore stesso, grazie a YouTube cliccando proprio qui. Sempre da Naked, nel 2013 è stato prodotto un film che porta il titolo C.O.G. ( Child of God), basato interamente su una delle storie contenute, appunto, nel libro.
Nel 2013 è uscito il suo nono libro che non mi pare sia ancora stato tradotto n italiano ma... potrei sbagliarmi.
Insomma, tutte queste parole per dirvi che non potete perdervi quest'autore, specialmente se avete intenzione di partecipare o anche se già state frequentando dei corsi di scrittura creativa!

giovedì 13 febbraio 2014

Recensione: " THE INVENTION OF WINGS" di Sue Monk Kidd

La storia prende vita nel primo periodo del diciannovesimo secolo, per l'esattezza nel 1803, a Charleston.
Hetty è una delle protagoniste di questa commovente storia raccontata dalla Kidd. La giovane è una schiava alle dipendenze della facoltosa famiglia Grimké. All'inizio del romanzo Hetty viene trasferita di ruolo dai campi all'interno della casa come elemento fisso al diretto servizio dei padroni.
Per Hetty la svolta avverrà all'undicesimo compleanno di Sarah, una delle figlie della Sig.ra Grimké. Hetty diventa parte importante in questo giorno, infatti, scopre all'improvviso di essere proprio lei, il regalo di compleanno. Decorata con un fiocco e ripulita per l'occasione, verrà spinta, letteralmente, all'interno della stanza dove si sta celebrando la piccola di casa.
Sarah, esprimerà in modo molto convinto il suo dissenso nel ricevere una persona come regalo, dando vita all'ira crescente e all'imbarazzo della madre nei confronti degli ospiti. Lo spavento per lo spettacolo che le si presentava davanti, Hetty peggiorerà la situazione non controllando le proprie facoltà fisiche, rovinando il tappeto.
Sarah odiava la schiavitù, non sopportava la madre e specialmente il fatto di non poter conseguire un'educazione completa in quanto donna. Sarah adora leggere e ama i libri, ama i mondi in essi contenuti e per questo, con la tacita complicità del padre, entra ed esce furtiva nella biblioteca di famiglia durante la notte. Queste situazioni che vi ho appena descritto saranno l'inizio delle battaglie che le due ragazzine intraprenderanno per il loro futuro. Non vi racconto altro per non rovinarvi la lettura.
Ho letto questo libro con tutta l'attenzione che mi ha richiesto. Ogni paragrafo o capitolo che sia, attraverso un linguaggio profondo , trasporta il lettore in quel periodo storico, sembra quasi di essere una comparsa della storia stessa. 
Vicende che non sono state solo il frutto geniale dell'autrice, ma è parte di un mondo realmente esistito. Questo libro sta riscuotendo un successo enorme negli Stati Uniti e, inoltre, e' stato scelto come libro per il BOOKCLUB più famoso e cioè quello di Oprah Winfrey!
Al momento non conosco ancora quando verrà pubblicato e da chi nel nostro paese ma sono sicuro che presto riuscirò a darvi maggiori informazioni a riguardo. Nel frattempo, se avete confidenza con la lingua inglese, vi consiglio di leggerlo subito!
Sue Monk Kidd non è un'autrice sconosciuta al pubblico, infatti ha già pubblicato materiale di gran successo, utilizzato anche sul grande schermo come per "la vita segreta delle api" ("the secret life of bees", il titolo originale). Romanzo uscito nel 2002 e arrivato in Italia nel 2006 per la casa editrice Arnoldo Mondadori Editore. Nel 2008 il film con un cast stellare del quale vi lascio qui il trailer in italiano e qui in inglese.
Spero sinceramente che la stessa sorte toccherà anche a quest'ultimo romanzo della Kidd, ne uscirebbe un film meraviglioso!
Il libro è uscito a gennaio 2014 e siccome mi trovavo negli USA non ho esitato un secondo a comprarlo con copertina rigida ad un prezzo abbastanza elevato... merita! Un pezzo importante per la mia libreria.

Titolo: "THE INVENTION OF WINGS"
Autore: Sue Monk Kidd
Editore: Viking
Pagine: 384
Prezzo: copertina rigida con prezzi che variano da €18,00/19,00 e versione ebook sia per KINDLE che per KOBO rispettivamente a €10,99/9,99


mercoledì 12 febbraio 2014

Buoni propositi per il 2014!

Ormai quasi due mesi del nuovo anno sono arrivati al termine. Ad essere sincero non vedevo l'ora che terminasse tutto quel casino che è il periodo che va da Natale al primo di Gennaio. La gente impazzisce, compra cose che nessuno userà mai, butta via soldi a più non posso, anche quelli che ancora non possiede, facendo affidamento sulle tredicesime o, peggio ancora sui propri risparmi. Sinceramente non capisco il motivo di tanto affanno all'acquisto e al regalo. Passa che per i bambini è un momento magico, specialmente l'attesa del Natale ma per gli adulti... beh, diciamo che non fa per me.
Una cosa alla quale non rinuncio mai, ogni inizio d'anno è pensare a cosa avrò intenzione di conquistare con l'anno nuovo. In quello appena trascorso, uno dei punti della mia lista era iniziare il blog ed ora, dopo un anno, eccomi qui a vederlo realizzato. Come vedete la lista è servita a qualcosa, almeno in parte. Quest'anno ho intenzione di avere un'altra lista per fissare i cosiddetti buoni propositi per l'anno nuovo e, anche se con un pochino di ritardo, sistemarli in una lista e mostrarvela.
Ovviamente, si parla sempre nell'ambito "fiction", che siano libri, film o teatro. State tranquilli, non vi rivelerò cose mie private, anche perché non penso che ve ne freghi qualcosa...
Bando alle ciance e iniziamo a scrivere:

1) Leggere più libri in lingua inglese. Visto che è una lingua con la quale me la cavicchio... l'esercizio non fa mai male e inoltre non si perde troppo del libro, come succede spesso, a causa della traduzione. 

2) Cercare di leggere più classici. Io non ho frequentato un liceo classico e quindi penso di essermi perso molto, è venuto il momento di recuperare. 

3) Rileggere un libro che mi è piaciuto molto letto nell'anno precedente: "EVA DORME" della Melandri. Ho letto moltissimi libri nel 2013 ma questo mi è rimasto nel cuore.

4) Guardare una quantità maggiore di film. Al momento la maggior parte che ho visto sono stati grazie all'on demand di Sky. Cosa significa? Smetterla di fare il pigro e andare al cinema almeno una o due volte al mese.

5) Scrivere. Voi vi chiederete scrivere cosa? Scrivere... nulla in particolare, diciamo per allenare la mente e per, forse un giorno, poter scrivere post di migliore qualità. Dicendo questo, intendo anche scriverne molti di più di quelli che ho pubblicato fino ad ora. Bisogna dire basta alla pigrizia!

6) Creare più contatti con i miei colleghi che hanno un blog, non importa se di libri o di tutt'altro genere. Insomma, in una parola sola: NETWORKING!

7) Riuscire a terminare la sfida per la READING CHALLENGE di Goodreads per un totale di 70 libri, 20 in più di quella precedente.

8) Organizzare GIVEAWAYS attraverso piccoli concorsi e premiare il "vincitore". Questa è una cosa della quale mi devo informare bene, prima di fare qualche pasticcio! 

Cosa dite? Ce la potrò fare? Io metterò tutto l'impegno possibile, augurandomi un risultato positivo. Inoltre, siccome voglio essere di parola, vi terrò aggiornati sui vari traguardi, qualora ce ne fossero...eh eh!

lunedì 10 febbraio 2014

CINEMA: "AVIVA AHUVATI", Aviva my love

Parlando di Cinema di tanto in tanto nel blog mi sono accorto di aver commesso un grave errore. Non vi ho ancora parlato di un film che è senza ombra di dubbio nella mia top 10 generale. "Aviva ahuvati" - Aviva my love- è il DVD che ha un ruolo importante nella mia videoteca. Ve ne avevo parlato non molto tempo fa nel post col quale ho iniziato a raccontarvi qulacosa in più sulla TV israeliana. La prima ad avermi parlato di questo film è stata la mia prof di ebraico. Devo dire che io e lei abbiamo gusti cinematografici e televisivi molto simili. Ogni volta che mi suggerisce un film o una nuova serie da guardare, beh, vado a colpo sicuro.
Asi Levy è l'attrice protagonista nel film. Interpreta Aviva, una moglie e madre di famiglia che vive sul lago di Tiberiade in Galilea. Una donna come molte, lavora, accudisce la casa e i figli, cercando di avere un dialogo con il marito, disoccupato e sempre in cerca di un lavoro fisso che sembra non arrivare mai. Non semplice il suo ruolo, i due figli maggiori vivono l'età critica del passaggio tra l'adolescenza e l'età adulta, il marito comincia a sentire che le sue funzioni di "uomo di casa" vengono a mancare, così come la sua autostima, non essendo in grado di poter portare a casa i soldi necessari.
La figlia femmina, la più grande dei tre figli, sta svolgendo il servizio militare e allo stesso tempo si sta preparando per l'Università. Anche se ancora una ragazza, nota le frustrazioni della madre, soffrendone fortemente ma senza dimostrarlo mai, scegliendo il conflitto come comunicazione principale.
Aviva ha dei sogni che devono, purtroppo, rimanere nel cassetto, nascosti dalle necessità della famiglia. Vuole scrivere e vorrebbe diventare una scrittrice. La scrittura richiede tempo e richiede una mente libera, esercizio e una conoscenza solida in materia, tutte cose che la protagonista vede come un sogno, appunto, e che mai potrà avverarsi.
Aviva decide di non mollare, cerca di non darsi per vinta, scrive in continuazione, cerca di crearsi un metodo solo suo, scrive quando può, prende spunto per le sue storie in tutto quel che fa, al lavoro, a casa, tutto diventa materiale per continuare a scrivere. L'unica persona che fornisce un supporto considerevole è la sorella che vive con il marito al piano superiore. Storia di una provincia dove il mondo sembra aver tolto una possibilità a tutti i propri abitanti.
Assieme alla sorella, Aviva intraprenderà viaggi in pullman verso Tel Aviv dove incontrerà un professore universitario che la aiuterà a migliorare la scrittura, gratuitamente, avendo notato un certo talento nella donna. Purtroppo le cose per Aviva peggioreranno e si ritroverà a combattere contro l'ingiustizia del compromesso che la vita molte volte ci pone davanti.
La ragione per la quale ho amato questo personaggio è la sua integrità e la sua forza, una tenacia scaturita dalla rabbia e dalla frustrazione di chi si ritrova a combattere le proprie battaglie, alla ricerca di una giustizia che sembra sempre aver preso il largo, per non fare mai più ritorno.
I personaggi di questo film potremmo essere noi, niente di holliwoodiano o fuori dal normale. La vita quotidiana così com'é. Visione obbligata

martedì 4 febbraio 2014

Recensione: "La gente come noi non ha paura" di Shani Boianjiu

Ecco un libro che porta un linguaggio moderno, schietto come molte persone in Israele, come la vita. Shani Boianjiu ci conduce, tramite la sua esperienza, in due differenti destinazioni: nel passato e nel periodo più significativo e duro delle vite di molti israeliani.
In Israele il servizio militare è tutt'oggi obbligatorio, con una durata di 2 anni per le persone di sesso femminile, mentre di 3 anni per le persone di sesso maschile. Troppo? Beh, certo che per noi italiani, visto che ora è solo su base volontaria, essere obbligati a servire il nostro paese per un periodo forzato di tale durata, potrebbe sembrare una cosa spaventosa. Certo lo è anche per chi, in Israele, si accinge ad intraprendere questo viaggio che potrebbe segnarli per tutta la vita. Mentre leggevo, conoscendo molte delle storie/situazioni raccontatemi direttamente dai miei amici, mi sono accorto quanto sia lo specchio, seppur romanzato, della realtà odierna di questo paese.
Molte persone popolano questo romanzo, ma tre giovani donne rimangono sempre i caratteri principali che ci accompagneranno fino alla fine: Yael, Avishag e Lea.
Shani Boianjiu
Crescono assieme in un piccolo villaggio ai confini con il Libano e sempre assieme inizieranno il lungo viaggio nell'esercito. Giovani, a volte frivole, dure e prive di paura, proprio come solo persone della loro età possono essere. Ma la loro generazione altro non è che un luogo fermo nel tempo, il presente, unico custode delle loro emozioni, vissute fino all'osso, ma anche carnefice delle loro speranze e del loro futuro. Moltissimi sono gli aneddoti che la Boianjiu porta alla luce dai suoi ricordi e da storie ascoltate chissà quante volte. Amori e amicizie, spezzate dall'incubo della morte, sempre piu vicina e meno improbabile giorno per giorno. Ammirevole la capacità di autoanalizzare le proprie emozioni e accadimenti, veicolandoli, attraverso la scrittura, in un romanzo che ha riscosso tanti plausi quante critiche. In una sua intervista, Shani dice di aver inventato molto di quello che c'è nel libro, poco autobiografico, come molti possono pensare. Il lavoro che lei ha svolto, che poi ha dato vita al romanzo, è stato aver racolto informazioni durante il suo servizio di leva e attraverso racconti di altre persone.
L'uniforme da soldato, la velocità della crescita imposta dai compiti all'interno dell'universo militare, crea nei protagonisti un abbandono delle illusioni per lasciar posto all'abitudine di un problema che accompagna il loro paese sin dalla sua nascita, se non da prima.
Giovanissima quest'autrice, scrive il suo romanzo d'esordio in lingua inglese, dagli Stati Uniti dove si era recata per studi. Il successo arriva presto grazie all'interessamento del New Yorker e del New York Times, solo per citarne due. Un tema non facile da spiegare e molto meno da poter capire, se non vissuto direttamente.
Al contrario di quello che ho letto in rete, molto ha in comune ( questo non significa che la paragono a uno di loro ) con i pilastri della letteratura del suo paese. Grossman, solo per citarne uno, che si è trovato a discutere di una guerra (Israele-Libano) che gli ha strappato il figlio, morto durante un attacco al confine del paese. Questo solo per dimostrare che l'argomento Tsahal ( צה׳׳ל in ebraico) e' qualcosa che in qualche modo unisce i cittadini dello stato tanto chiacchierato e tanto sotto attacco, molte volte gratuitamente.
Recentemente, su Vanity Fair numero 02 del mese di Gennaio 2014 ho letto un bel pezzo di Manuela Dviri, dove parla della morte di Sharon dopo anni di coma. Anche la Dviri, come l'appena citato Grossman ha perso il figlio in quella guerra, per la quale perdita ha odiato l'ex premier israeliano, riconoscendogli allo stesso tempo, con una capacità intellettuale superiore, la possibilità di essere il personaggio che avrebbe potuto guidare il piccolo stato del "movimentato" Medio Oriente verso la pace con il popolo palestinese.
Questo romanzo è senza ombra di dubbio utile per cercare di capire sempre di più lo stato di Israele. Personalmente lo consiglio a chi, almeno in parte, abbia già una modesta conoscenza di questo luogo. Shani Boianjiu qui descrive solo una parte di quello che è la vita della maggior parte degli israeliani, inoltre, è solo il suo punto di vista e non la bandiera della sua generazione.


lunedì 3 febbraio 2014

"La strada verso casa" di Fabio Volo

Prima di iniziare a parlarvi di questo libro devo fare delle premesse. Fabio Volo mi piace molto, è simpatico, fa ridere e mi ricorda molto quegli amici che a scuola non potevano mancare, quei componenti dell'allegra "cumpa" che senza non si poteva stare. Per lo meno è il Fabio Volo che tutti conosciamo, il personaggio televisivo, intendo, uno dei volti del mitico inizio di MTV ( Italia ) che tutti abbiamo amato e del quale ho un pò di nostalgia. Il successo dei suoi libri è innegabile e a parer mio è anche dovuto a tutto quello che ho appena detto. A dirla proprio tutta, è anche innegabile che la formula che utilizza, attirando tutto questo pubblico nelle librerie, è una formula vincente e cioè: essere se stesso. Lo dimostra ancora una volta da una sua recente intervista alle Invasioni Barbariche della Bignardi.
Ogni libro di Volo mi ha dato l'idea, mentre li leggevo, di sentirlo parlare riga dopo riga. Questo significa che anche tante cazzate? non vengono risparmiate, insomma, nei suoi romanzi, il Volo nazionale, ci porta in parte indietro nel tempo e in un presente ancora più buffo che, ci appartenga o meno, piace.
Leggere è una cosa bellissima, apre la mente e ci rende più ricchi, un'azione che ci trasporta in luoghi dove non siamo mai stati, dove poter trovare ed essere noi stessi e dove nessuno può giudicare i nostri pensieri. Descriverei proprio così il rapporto che si crea tra gli scrittori dei nostri libri preferiti e i loro lettori, non credete? Fabio Volo spinge migliaia di persone in libreria a comprare i suoi libri e a leggerli! Insomma, trovo che sia stupendo. Fenomeno di massa o meno, homo-marketing o come lo si voglia definire, dico solo buon per lui che guadagna soldi e rende felice chi lo legge, anche solo fosse per un capitolo o paragrafo che sia. Molti dei suoi lettori, probabilmente, non metterebbero piede in libreria se non per comprare i suoi libri, non è un buon contributo alla lettura?

IL ROMANZO
La storia di Marco e Andrea, due fratelli che si credono pianeti diversi, appartenenti a galassie sconosciute ad entrambe. Questi due fratelli crescono con stili di vita talmente diversi che il tempo e lo spazio li porterà quasi a diventare stranieri l'uno per l'altro.
Marco, il più ribelle dei due, vive a Londra dove è co-proprietario di un ristorante, single e contento di esserlo. Andrea, invece, conduce una vita tranquilla che conduce negli stessi posti nei quali è cresciuto assieme alla moglie.
Una telefonata confusa del padre mette in allarme Marco che si trova costretto a chiamare il fratello in quanto più vicino geograficamente alla casa del genitore. In ospedale si trovano obbligati a confrontarsi e a trovare un timido dialogo per discutere dell'accaduto. Il ritorno di Marco a Milano porta il passato a galla e anche i suoi abitanti, come la sua ex... che già, per caso, aveva trovato a Londra, dove si trovava come "devota" consorte ad accompagnare il marito per impegni di lavoro. Questo è quello che ai suoi occhi appariva, ignaro di quello che da lì a poco il futuro gli avrebbe riservato. 
Un viaggio nei ricordi e nella rinascita del rapporto tra due fratelli, il dolore crescente per la figura paterna che, a causa della malattia, cambia il suo ruolo e diventa quella fragile creatura da accudire come lo erano stati loro da bambini. 
Devo ammettere che il finale di questo romanzo di Fabio Volo mi ha colto di sorpresa. La tenerezza e l'amore emergono come veri protagonisti di "la strada verso casa". Un segreto che lascia il lettore di sorpresa, attraverso il quale, Volo si addentra in una maturità che fino ad ora era rimasta nascosta rispetto ai suoi precedenti lavori. Una lettura che scorre, piacevole e che riesce ad intrattenere anche dove non ci sarebbe nulla da ridere. Mi è piaciuto molto l'approccio verso un momento difficile della vita come quello vissuto da questa famiglia, infatti Volo si mostra capace di un sorriso nel momento più buio della vita, portando la speranza della vita che deve continuare e completare il suo ciclo, che ci piaccia o meno. 

Titolo: "LA STRADA VERSO CASA"
Autore: Fabio Volo
Editore: Mondadori
Collana: Arcobaleno
Pagine: 315
Prezzo: €15,30 brossura e €9,99 in versione ebook su amazon e inMondadori

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